Benelli Settembre 2018
cani per la caccia ai rallidi

Caccia ai Rallidi: quali sono le razze di cane più idonee?

Come abbiamo visto nei primi due capitoli di questa guida, la caccia ai rallidi non è così semplice come si crede e se la presenza di acqua è l’elemento indispensabile per capire quando e dove cacciarli, possiamo dire che l’essere accompagnati da un buon ausiliare è l’elemento indispensabile per una buona riuscita della cacciata. Infatti, è il lavoro del cane che permette lo scovo e l’involo dei selvatici.

Ma quali sono le migliori razze per poter effettuare questo tipo di caccia?

Il variegato mondo canino-venatorio, vede la presenza di molteplici razze che ben si adattano a questo tipo di caccia, alcune sono più predisposte di altre, ma in linea di massima possiamo dire che tutti i cani da ferma e cani da cerca, possono assolvere egregiamente a questo compito.

Naturalmente i cinofili doc storceranno il naso nel sentirsi dire che un cane da ferma può essere l’ausiliare perfetto per insidiare i rallidi. E come dar loro torto, infatti, abituando spesso il cane su questo tipo di selvaggina si rischierà di compromettere la ferma, dato che il comportamento dei rallidi porterà il cane a forzarli e a caricarli il selvatico, cancellando in poche ore mesi e mesi di addestramento e immobilità al frullo.

I miei preferiti, gli Spaniel

Non rimane allora che virare su soggetti da cerca e fra tutti i miei preferiti sono gli Spaniel, che annoverano tra le loro file 2 grandi razze che mi piace definire tutta-caccia, il Cocker Spaniel e lo Springer Spaniel. Sono cani di origine anglosassone con doti venatorie che si sposano ottimamente per questo tipo di caccia e che personalmente adoro. Non posso esimermi dallo scrivere che più caccio e più conosco questi cani, più sono convinto che saranno gli ausiliari perfetti per la caccia del futuro, dolci, affabili, ubbidienti e sagaci, con un’avidità venatoria senza paragoni.

Springer e Cocker possono essere un binomio letale per tutte le tipologie di caccia, cani dotati di grande naso e di un riporto eccezionale, insomma, i cani ideali per cacciare in ambienti umidi e impervi.

L’addestramento

Addestrare questi soggetti non è sicuramente facile, bisogna dedicare loro tempo, pazienza e molte attenzioni, soprattutto nella fase in cui fanno la conoscenza dei primi selvatici come quaglie, starne e fagiani, ricordandoci di non eccedere mai con le uscite nei quagliodromi. A lungo andare queste possono risultare deleterie e controproducenti, molto meglio portare il nostro amico a quattro zampe a fare un giro in campagna (nei modi e nei tempi come la legge consente).

Una volta fatto questo, preparare un soggetto alla caccia ai rallidi non sarà cosa difficile, servirà costanza e un luogo dove poter fare qualche incontro e contemporaneamente prendere confidenza con l’acqua. Il resto verrà tranquillamente dal suo istinto di cacciatore, abbiate pazienza e lasciatelo fare… 2, 3, 4 ,5 gallinelle fatte volare senza cognizione di causa non sono un problema, capirà lui stesso le furbizie e i metodi per mettervi nelle migliori condizioni di tiro, a patto che la cerca resti nel raggio d’azione di 20-25 metri, per permettervi la fucilata a tiro utile.

L’importanza del riporto

Durante l’approccio al selvatico è bene ricordare che va curato un altro aspetto fondamentale per la buona riuscita di un soggetto, il riporto, che diverrà parte fondamentale durante le nostre giornate di caccia ai rallidi e permetterà al cane e a noi stessi di compiacerci fino in fondo per l’azione di caccia appena conclusa.

Il riporto nella maggior parte degli Spaniel è una dote innata, generalmente tutti i soggetti eseguono questa mansione con celerità e gioia (è la loro gratificazione, come a dire “vedi quanto sono bravo”), e sta proprio a noi far capire con carezze e complimenti che il cane sta svolgendo un ottimo lavoro. Per esperienza personale posso dirvi che questi animali vanno sempre trattati con la massima dolcezza, anche quando sbagliano vanno ripresi con tono di voce fermo e pacato, mai gridando o agitando le mani, produrreste un effetto contrario a quello che volete ottenere, essendo soggetti molto remissivi.

Non è mia intenzione insegnare le tecniche di riporto, ognuno è libero di agire come meglio crede, personalmente utilizzo una classica pallina da tennis per i primi mesi, per poi passare ad una palla di stracci con qualche penna di fagiano legata. Assodato e capito il concetto, verrà automatico per il cane riportare qualsiasi cosa che verrà lanciata o che vedrà cadere. Molto utile dall’età di 6 mesi utilizzare qualche quaglia morta per far capire al cane la consistenza del selvatico e abituarlo alle penne nella bocca.

Addestrare un cane comporta sacrifici e fatica, ma tutto verrà ripagato quando vedrete il vostro ausiliare recuperare una folaga in mezzo al fiume, afferrarla in bocca, seguire la corrente per cercare un punto d’uscita e 100 metri dopo vederlo arrivare scondinzolante e sgocciolante verso di voi, abbassatevi e chiamate il cane a gran voce, è un lasso di tempo velocissimo, ma capirete cosa significa cacciare con lui e per lui.

Alimentazione e riposo

Cacciatori e atleti instancabili gli Spaniel possono rendere le nostre giornate entusiasmanti, qualsiasi sia il selvatico da noi prediletto, ma come tutti gli atleti devono essere messi in condizione di rendere al meglio. E per questo parte fondamentale oltre all’allenamento fisico è l’alimentazione quotidiana, proteica e ricca di grassi (questi sono parte fondamentale per la resistenza del cane, infatti è il grasso che a livello metabolico fornisce energia al cane).

La caccia in ambienti acquatici, e in questo caso la caccia ai rallidi, è molto dispendiosa a livello energetico, basti pensare che il cane può stare anche 4-5 ore nell’acqua, camminando e correndo negli ambienti più impervi, attraversando e sondando cespugli di rovi e canneti, ispezionando canali o fossi anche controcorrente, percorrendo mediamente  7-8 volte la distanza fatta da noi. Ecco perché mi sento di consigliarvi di non pressare troppo la loro condizione fisica (soprattutto per i soggetti giovani): una o due giornate consecutive di caccia richiedono altrettanto riposo, per non incorrere in infortuni a livello osseo-articolare che comprometterebbero l’intera stagione venatoria, come dicono i maratoneti: “Il riposo è il miglior allenamento che il fisico possa ricevere”.

Voglio chiudere con una bella frase che mi disse un grande giudice-cinofilo: “Non è il cacciatore che rende grande un cane, ma il tempo e l’esperienza che il soggetto porta nel suo bagaglio venatorio”, e praticando questa caccia mai parole furono più sagge!

Scritto da Gianluca Suardi

Gianluca Suardi
Sono nato il 18 ottobre 1978, periodo nel quale cacciatori e uccelli migratori sono in pieno fermento, ed è per questo che nel mio DNA, ho un cromosoma chiamato Ars Venandi. "Fino a quando alzerò gli occhi al cielo all’udire lo zip del tordo, fino a quando mi emozionerò nel vedere una coppia di germani reali in volo e sino a quando il mio sguardo seguirà la planata di una starna su una stoppia di mais, beh sino ad allora sarò libero di essere felice"

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