Caccia al cinghiale in Lombardia: le osservazioni di Federcaccia sulla riforma

Anche la Regione Lombardia, come già fatto da altre Regione italiane, sta predisponendo uno strumento legislativo con cui far fronte alla cosiddetta “emergenza ungulati”. Due progetti di legge abbinati, il n. 318 ‘Gestione faunistico-venatoria del cinghiale’ e il n. 315 “Norme in materia di gestione delle popolazioni di cinghiale (Sus scrofa) presenti sul territorio regionale e disciplina dell’attività di recupero degli ungulati feriti” sono stati presentati lo scorso settembre e sono ora in fase id revisione. L’obbiettivo è arrivare a un testo coordinato che possa regolamentare la gestione faunistica venatoria del cinghiale in Lombardia.

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In questo contesto, all’inizio del mese di febbraio si è svolto in Regione un incontro con la partecipazione delle Associazioni Venatorie durante il quale Federcaccia Lombardia ha presentato le proprie osservazioni sulle due proposte di legge.

Leggendo le osservazioni avanzate da Federcaccia, in particolare sembrano essere due i punti più criticati: l’indennizzo dei danni provocati dai cinghiali e la gestione del prelievo nelle aree non vocate.

Indennizzo dei danni

Le due proposte di legge prevedono che, negli ATC e CA in cui è ammesso il prelievo venatorio del cinghiale, i comitati di gestione partecipino al risarcimento dei danni, tramite le quote versate dai singoli soci, per un importo pari all’80 o al 50 per cento dei danni liquidati. Inoltre è previsto che i comitati di gestione, per far fronte alle spese di indennizzo, possano determinare per i cacciatori abilitati al prelievo del cinghiale un contributo integrativo in misura non superiore a cinque volte il contributo base negli ATC e non superiore a dieci volte nei CA.

Federcaccia in merito ha osservato che “in ogni caso i danni devono essere indennizzati dalla Regione e non direttamente dagli ATC e CAC e non esiste che dove sia vietata la caccia al cinghiale siano i cacciatori a dover pagare i danni. La compartecipazione ai danni è subordinata al fatto che i richiedenti predispongano di tutte le le misure di prevenzione necessarie, messe a disposizione da Comitati di gestione e dalla Regione e limitata ai danni provocati dalla specie nelle sole aree soggette a caccia programmata del cinghiale: in ogni caso si propone che la compartecipazione, che non può pesare su cacciatori specializzati in altre attività, non sia superiore al 25%.”

Gestione del cinghiale nelle aree non vocate

Le due proposte di legge prevedono che la Giunta regionale individui (con o senza il parere di Ispra) le aree vocate alla presenza del cinghiale e le aree non vocate in cui la presenza della specie non è tollerata. In queste ultime è previsto che la gestione del cinghiale sia fatta esclusivamente mediante controllo riduttivo con conseguente divieto di prelievo venatorio.

Federcaccia ha sottolineato che concorda “sul fatto che nelle aree ritenute non vocate, ma sottoposte a gestione programmata della caccia, venga vietata la caccia del cinghiale”, in quanto questo limiterebbe limiterebbe fortemente la capacità di contenimento. “È della massima importanza – continua l’osservazione di FIdC – che a fianco del controllo riduttivo venga prevista almeno la possibilità del prelievo in selezione con carabina: spesso i cacciatori devono camminare ore per raggiungere le zone di caccia al camoscio e al capriolo in alta montagna e dovrebbe essere consentito loro, in caso di avvistamento di un cinghiale di tali aree, di procedere all’abbattimento venatorio. Diversamente si rischia di adottare un provvedimento del tutto inefficace in aree che possono essere pesantemente compromesse dalla presenza del cinghiale e dove sia pressoché impossibile operare interventi di controllo riduttivo con tempestività”.

Qui potete leggere tutte le osservazioni presentate da FIdC

Photo Credit: Oneshotonepic (license)

 

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