Cani da Caccia

A caccia con il Bracco Italiano

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E’ una delle razze da caccia più amate, le cui origini risalgono al medioevo e che ha saputo farsi apprezzare per le eccezionali abilità venatorie anche al di fuori del nostro Paese; stiamo parlando del bracco italiano… conosciamolo meglio!  

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Il Bracco italiano, una delle due razze nostrane da ferma (insieme allo Spinone), è un cane dal gran fiuto, dalla tempra eccezionale e dal carattere fiero e dignitoso. Instancabile trottatore ha saputo farsi apprezzare nell’ambito venatorio – in Italia e non solo – grazie alla sua straordinaria intelligenza e alla velocità di apprendimento, caratteristiche che hanno contribuito a renderlo così amato.

Bartolo - Cristiana Marchiani

Bartolo di Cascina Croce in Posa – Foto di Cristiana Marchioni

Le origini del bracco italiano
Il bracco italiano, come lo conosciamo oggi, ha origini antichissime, i primi accenni ai suoi progenitori si fanno risalire generalmente all’epoca medievale, nello specifico intorno al 1300: negli affreschi dell’epoca è possibile riconoscere cani da caccia a pelo raso già molto simili, per aspetto e attitudini, alla razza che si è tramandata fino a noi. Anche nelle opere di Brunetto Latini e Alberto Magno sono descritti dei cani da caccia identificabili come gli antenati del “nostro” Bracco, un cane che ha saputo lasciare la sua traccia nel panorama cinofilo internazionale, rimanendo sempre fedele a sé stesso e alle sue origini.

Nel Medioevo questa razza veniva usata prevalentemente per la caccia agli uccelli, sopratutto alle pernici, prima con le reti e solo inseguito con armi da fuoco. La sua capacità innata di seguire una pista su qualunque tipo di terreno contribuì a renderlo popolare anche al di fuori dei confini nazionali: nel XV secolo il bracco italiano divenne la razza preferita dagli aristocratici francesi e di diversi paesi europei, in cui fu esportato e allevato con grande successo. E fra gli estimatori e appassionati del bracco italiano nella sua madre patria, i più importanti furono senz’altro i Gonzaga e la famiglia de’ Medici, che contribuirono a selezionare e allevare questa splendida razza.

Il bracco italiano conobbe alterna fortuna fra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo: allevati senza selezione, in seguito all’abbandono delle campagne e all’ascesa e alla diffusione di altre razze straniere, i bracchi italiani rischiarono di perdere per sempre le caratteristiche fissate in tanti anni, diventando sempre più lenti e pesanti. Per fortuna, nel Novecento la razza venne recuperata grazie soprattutto all’impegno di Paolo Ciceri, che al giorno d’oggi è ritenuto uno dei padri del bracco italiano, assieme a Camillo Valentini e a Gian Piero Grecchi; è merito loro se oggi il bracco italiano può contare su linee di sangue pregiate, che hanno riportato questa razza agli antichi splendori.

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Drako di Cascina Croce – Foto di Paolo di Salvo

Caratteristiche distintive
La prima e più evidente caratteristica del bracco italiano, che lo distingue dagli altri braccoidi, sono le sue orecchie che, come riporta lo standard, devono essere lunghe fino al margine del tartufo. Il mantello può essere roano marrone oppure bianco e arancio, una varietà che negli ultimi anni è stata sempre più apprezzata. Il pelo è estremamente corto, raso e fine. E’ un cane di taglia grande, agile e scattante, dalla costituzione robusta ma che non risulta mai goffo o impacciato nei movimenti. Al contrario, è in grado di dare la caccia senza alcuna difficoltà tanto alla selvaggina da piuma quanto a quella da terra.

Il bracco italiano è per sua natura un trottatore, anche se meno veloce rispetto as altre razze da caccia sono state selezionate per il galoppo, la sua caratteristica andatura non ne fa un cane lento, infatti, raggiunge velocità insospettabili grazie alla potente spinta del posteriore. Instancabile quando è all’inseguimento di qualche selvatico, il bracco italiano si contraddistingue per le sue doti innate nella ferma e nel riporto, per cui è istintivamente “portato” fin da cucciolo e che impara con straordinaria rapidità.

Ha un carattere dignitoso, ma anche estremamente docile e facile da addestrare. Con il padrone, poi, instaura un rapporto che si potrebbe addirittura definire simbiotico, tanto più forte se gli sarà permesso di vivere a stretto contatto con lui, stabilendo così un legame di complicità e fiducia reciproca che nell’attività venatoria saprà dare frutti eccezionali e nella vita di tutti i giorni saprà regalare emozioni uniche.

In Italia questa razza è tutelata dalla S.A.B.I (Società Amatori del Bracco Italiano), fondata nel 1949 dagli allevatori che hanno letteralmente salvato il bracco italiano riportandolo ai fasti delle sue origini.

Foto di copertina di Mauro Galantino con Arno Trebisonda in ferma.





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