Benelli Novembre 2018

A caccia con il Setter Inglese

E’ una razza poliedrica e versatile, adattissima tanto alla ferma quanto al riporto, con un istinto innato che si riflette già nel suo nome e un equilibrio di velocità, resistenza e tempra che ne fanno uno dei cani da caccia in assoluto più amati in tutto il mondo. Conosciamo meglio il setter inglese!

Il setter inglese è una razza che non ha bisogno di presentazioni, sicuramente fra le più amate e diffuse in tutto il mondo. In particolare, questo splendido cane ha conosciuto una fortuna inarrestabile non solo nell’attività venatoria ma anche negli show e come cane da compagnia, tuttavia, le sue radici sono e rimangono quelle di un cacciatore instancabile, eccellente tanto nella ferma (da qui il nome, che si fa risalire al verbo “to sit”, sedere – per la caratteristica ferma quasi “da seduto” – oppure a “to set”, che significa letteralmente “puntare”) quanto nel riporto.

Le origini del setter inglese

Le origini del setter inglese vengono generalmente fatte risalire fino al 1500. Fra i cani da caccia selezionati dal conte di Leicester per accompagnarlo nelle sue battute di caccia è facile riscontrare le caratteristiche morfologiche e caratteriali degli antenati del setter inglese come lo conosciamo oggi, un cane poliedrico, che unisce resistenza e tempra a uno spiccato – e spesso irrefrenabile – istinto per la caccia.

Tuttavia il setter inglese come razza a sé stante viene selezionato per la prima volta quasi tre secoli più tardi, in pieno Ottocento. Padre fondatore della razza fu Sir Edward Laverack, un calzolaio inglese che abbandonò la professione – in seguito a un insperato cambio di fortuna – per dedicarsi all’allevamento e alla selezione di un cane da caccia che rispecchiasse in pieno la sua visione dell’ausiliario perfetto per l’attività venatoria. I primi risultati non furono incoraggianti, i soggetti incrociati da Laverack per ottenere un “nuovo” setter erano infatti troppo nevrili, a causa anche della consanguineità troppo stretta negli accoppiamenti. Laverack, tuttavia, continuò negli anni a selezionare e perfezionare le linee di sangue riuscendo, nei primi anni dell’Ottocento, a fissare quelli che sarebbero stati i caratteri distintivi di questa splendida razza.

Un contributo altrettanto importante si ebbe dal suo connazionale Purcell Lewellin, il quale lavorò con grande impegno per migliorare alcune caratteristiche dei cani di Laverack. Lewellin incrociò i setter inglesi di linee Laverack con esemplari importati dall’Irlanda e perfino con i setter gordon, al fine di ottenere cani che fossero particolarmente adatti alla caccia in pianura, soprattutto a selvaggina di piuma come pernici e fagiani. 

Ci volle invece più tempo perché il setter inglese arrivasse a conoscere la popolarità di cui gode oggi. Soprattutto in Italia questa razza venne a lungo osteggiata perché considerata troppo appariscente e poco adatta ai canoni del cane da caccia dell’epoca, che prediligevano le prestazioni all’estetica e vedevano nel setter uno squilibrio esageratamente marcato in tal senso. Tuttavia proprio le straordinarie attitudini del setter per la caccia in pianura e il riporto avrebbero fatto la fortuna di questa razza, guadagnando il rispetto anche di chi inizialmente guardava al setter inglese con scetticismo. I primi allevamenti in Italia risalgono al 1921, ma nel giro di neanche un secolo la popolarità di questo cane è cresciuta in maniera esponenziale, insieme alla sua diffusione.

Caratteristiche distintive

Cominciamo a parlare delle caratteristiche distintive con una doverosa premessa. Nel corso degli anni, non solo in Italia ma anche nella sua patria (l’Inghilterra) e negli Stati Uniti, si è assistito a una vera e propria scissione fra i setter da expo e quelli da lavoro. Scissione che si rispecchia nello standard, del quale esistono ben tre versioni. L’esasperazione di alcuni canoni di bellezza da un lato (ad esempio pelo eccessivamente lungo) e dell’attitudine al predatorio in completa noncuranza dell’aspetto fisico dall’altro, non devono far dimenticare che il setter inglese è un cane concepito per unire forme armoniose con un’attitudine per la caccia coadiuvata da particolari caratteristiche psico-fisiche, tra le quali la velocità di movimenti, la natura silenziosa della sua punta e l’olfatto senza pari.

In altre parole, un setter troppo costruito e “artefatto” che risulti intralciato o addirittura palesemente indicato per la caccia non sarà mai un “vero” setter inglese, così come questa razza è stata originariamente concepita e selezionata nei secoli.

Il setter inglese presenta diverse colorazioni del mantello, fra cui le più famose sono blue-belton (blu), lemon-belton (arancio) e liver-belton (marrone); caratteristica inconfondibile sono le marezzature, macchie e moschettature più o meno estese che rendono questa razza assolutamente inconfondibile nel panorama cinofilo internazionale. Il pelo deve essere sempre raso sulla testa e frangiato su orecchie, sterno, zampe e coda, ma senza raggiungere lunghezze eccessive o tessiture troppo fitte (e questo purtroppo è il “trend” sempre più frequente nei soggetti da expo) che rallenterebbero e intralcerebbero il suo movimento a caccia.

Quest’ultimo è sicuramente uno degli aspetti più importanti della razza che non andrebbe mai trascurato in favore di canoni prettamente estetici. Il setter inglese, quando è ben costruito, è un cane di grande tempra, resistente alla fatica e in grado di aggirarsi con disinvoltura e scioltezza non solo in pianura ma su qualunque tipo di terreno, anche quelli più accidentati, in cerca della preda. Il suo olfatto impareggiabile gli permette di seguire una pista anche su lunghe distanze e per tempi prolungati, infatti lo spiccato istinto per la caccia fa sì che il “nostro” setter, se opportunamente selezionato, sia del tutto indifferente a qualsiasi altro stimolo olfattivo o visivo che potrebbe distrarlo dal suo compito. Tuttavia, il cane mantiene sempre un contatto visivo con il suo padrone, a cui è capace di legarsi indissolubilmente con affetto e devozione.

Del resto proprio l’impulso estremamente sviluppato del setter inglese per la caccia rende necessario, e anzi doveroso, lavorare tantissimo sull’addestramento di questo cane e soprattutto sul richiamo, dal momento che non di rado la frenesia della caccia potrebbe spingerlo ad allontanarsi troppo e “distrarlo” anche dai comandi impartiti. Per questo occorre lavorare a stretto contatto con il cane sin da cucciolo, facendo leva proprio sul profondo legame che il setter inglese instaura con il suo padrone per  avere la certezza che sarà sempre reattivo e diligente, senza “perdere la bussola”.

Andare a caccia con un setter inglese è un’esperienza che lascia il segno, a volte un segno così profondo da non riuscir più a vivere la caccia allo stesso modo senza un setter al tuo fianco, ed è sicuramente fra le ragioni che hanno reso questa razza così amata dai cacciatori non solo britannici ma di tutto il mondo.

In Italia i setter inglesi rientrano sotto la tutela della SIS, Società Italiana Setter, che è un punto di partenza imprescindibile se si vuole approfondire la conoscenza di questa razza e trovare un cucciolo di qualità.

Photo Credit: Kroll via Photopin (license)

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