Colture energetiche: da problema per la biodiversità a risorsa. È possibile?

Un esempio concreto ci arriva dai cacciatori tedeschi che sono in prima fila per conciliare produzione e biodiversità

La ricerca di fonti di energia rinnovabile ha spinto anche l’Italia a investire massicciamente nella produzione di biogas ottenuto dalla fermentazione batterica di sostanze organiche di origine agricola. In Italia si contano oggi circa 1.300 impianti per la produzione di biogas, in gran parte concentrati in pianura padana.

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L’impatto sul sistema agricolo

Questi impianti inizialmente sono nati per utilizzare i reflui degli allevamenti zootecnici e gli scarti dell’industria agro-alimentare, ma attualmente sono alimentati per una buona parte da vegetali appositamente coltivati, in particolare mais, sorgo e cereali invernali (grano, orzo triticale). Infatti, gli scarti e i sottoprodotti non sono sufficienti ad alimentare una centrale di grandi dimensioni (1MW). Questo è uno degli aspetti più critici di questo tipo di produzione.

Infatti, per alimentare una centrale da 1 MW usando solamente prodotti appositamente coltivati occorrono circa 300 ha di terreno che viene sottratto alla produzione di derrate alimentari o mangimi zootecnici. Nel caso del mais significa ad esempio rinunciare a 4.000 tonnellate di granella da destinare all’industria mangimistica che deve compensare tale mancanza con importazioni dall’estero. Ciò comporta anche qualche rischio per la qualità dei nostri prodotti agricoli che perdono di tipicità e soni più esposti a contaminanti di varia natura. Ad esempio per il mais l’aumento di approvvigionamento da paesi del nord Europa comporta un maggior rischio di contaminazione da aflatossine che si sviluppano maggiormente nei climi più umidi.

L’impatto sulla biodiversità

Ma il problema che ci riguarda più direttamente, come fruitori dell’ambiente agricolo, è la perdita di biodiversità. I sistemi di coltivazione per la produzione di biomasse da immettere negli impianti di biogas sono molto intensivi. Si basano su poche colture (triticale, mais e sorgo) che vengono trinciati precocemente (maturazione lattea) per essere insilati e poi immessi nei digestori. In pratica molto spesso l’azienda che investe in questo tipo di produzione diventa un’immensa monocoltura che lascia pochissimo habitat per le specie animali (dagli insetti ai mammiferi).

La trinciatura dei cerali invernali avviene nel periodo riproduttivo di molte specie e la mancanza di semi e residui riduce enormemente le disponibilità alimentari per la piccola fauna selvatica (uccelli in particolare). Inoltre, poiché i vegetali necessari per la fermentazione non sono destinati all’alimentazione umana e poiché quello che conta è la resa, i terreni coltivati vengono spesso irrorati con dosi massicce di fertilizzanti e antiparassitari. La situazione è particolarmente critica quando l’azienda è interamente destinata alla produzione di biomasse, mentre si hanno minori svantaggi quando la produzione è integrata con l’attività zootecnica che richiede una maggiore diversificazione colturale per produrre foraggio o mangimi concentrati.

L’esempio della Germania

E’ possibile trovare una soluzione che permetta un buon compromesso fra produzione di energia rinnovabile, salvaguardia della biodiversità e del reddito dell’agricoltore? Un buon esempio ci viene dalla Germania che è il paese europeo che, con 7.500 impianti, ha investito di più nella produzione di biogas.

Dopo essersi resi conti dei problemi ambientali causati da questo tipo di produzione, a partire dal 2012 è stato avviato un progetto di riconversione che ha fra i suoi promotori e sostenitori l’Associazione dei Cacciatori Tedesca (DJV).  In pratica si tratta di sostituire i cereali (mais, sorgo, grano) con dei miscugli di piante autoctone annuali e perenni ricche di fiori e in grado di fornire un buon rendimento energetico.

I vantaggi da un punto di vista ecologico sono notevoli:

  • Le miscele perenni forniscono cibo e copertura per la fauna selvatica sia in estate che in inverno.
  • I lunghi tempi di fioritura e le grandi aree interessate migliorano la disponibilità di cibo per gli insetti impollinatori.
  • I miscugli di fiori migliorano il paesaggio e aumentano il valore turistico di una regione.
  • Poiché la raccolta di questi miscugli avviene alla fine di luglio si riduce il rischio di perdite di nidi e dei giovani delle specie selvatiche
  • Al fine di prevenire la diffusione di specie di piante invasive, nelle miscele vengono utilizzate solo specie di piante selvatiche autoctone.

Ma i vantaggi sono anche di tipo economico:

  • Le miscele di piante selvatiche di specie poliennali o perenni non richiedono lavorazione e semina annuali.
  • I fertilizzanti minerali e i pesticidi chimici possono essere enormemente ridotti
  • Si riducono i rischi di erosione del suolo e si preserva la fertilità del suolo.

Sono stati messi a punti diversi miscugli di piante annuali, poliennali e perenni in modo da adattarsi a diverse situazioni pedoclimatiche e venire incontro alle esigenze dell’agricoltore. Le specie perenni infatti ci mettono almeno 3 anni prima di fornire una sufficiente biomassa per la produzione energetica per cui spesso i miscugli comprendono specie annuali come girasole, malva e trifoglio che forniscono una buona resa fin dal primo anno.

E in Italia?

Per un paese come l’Italia, in cui ambiente e paesaggio, sono fattori importantissimi della sua attrazione turistica, sarebbe davvero interessante prendere spunto e sviluppare un progetto di questo tipo. Occorrerebbe studiare i miscugli adatti alle nostre condizioni pedoclimatiche, ma questo non dovrebbe rappresentare un grosso problema.

Inoltre, mentre le colture come il mais possono essere realizzate solo in contesti di pianura e su terreni dotati di buona fertilità, i miscugli di specie spontanee possono essere coltivati anche in aree più marginali. Si potrebbe in questo modo contrastare il fenomeno dell’abbandono delle aree collinari da cui dipende parte della crisi della piccola selvaggina e la sovrabbondanza di quelle ungulati. In pratica si potrebbe ottenere una produzione di energia rinnovabile che andrebbe a vantaggio della fauna selvatica e della biodiversità.

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