DPCM e Caccia nelle zone gialle, arancioni e rosse: il punto della situazione

Se è certo che la caccia nelle regioni gialle può proseguire, si attendono chiarimenti ufficiali sulle zone arancioni e rosse dai Ministeri dell'interno e dell'Agricoltura.

Dal 6 novembre sono entrate in vigore le nuove disposizioni governative dell‘ultimo Dpcm che dividono il territorio italiano in tre diverse aree (note come gialla, arancione, rossa) e che impongono restrizioni differenti sulla base del livello di rischio e dello scenario epidemico della zona interessata.

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Tali restrizioni, soprattutto quelle relative agli spostamenti, limitano indirettamente anche il regolare svolgimento dell’attività venatoria. Se dalla lettura del Dpcm è chiaro che in zona gialla la caccia può continuare senza particolari limitazioni, non è ancora stato chiarito con quali limitazioni territoriali si può cacciare nelle zone arancioni e perché nelle zone rosse l’attività venatoria non sia equiparabile alle altre attività sportive individuali che si possono svolgere all’aria aperta.

Da più parti sono state inviate richieste di chiarimento al Governo, ma per ora le delucidazioni ricevute sono poche e non del tutto definitive. In questo articolo (che terremo aggiornato) facciamo il punto della situazione analizzando che cosa si può fare per certo nelle varie zone e su cosa si stanno aspettando dei chiarimenti.

Zona Gialla – Caccia consentita

Nelle regioni ricadenti in zona gialla (che dall’11 novembre saranno Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Molise, Marche, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Veneto) l’unica limitazione imposta è il divieto di spostamento dalle 22 alle 5 del mattino, a meno che non ci siano comprovati motivi di lavoro, di necessità o di salute.

In queste aree, quindi, si può praticare l’attività venatoria senza particolari limitazioni, ponendo attenzione a iniziare lo spostamento per recarsi sul luogo di caccia non prima delle 5.00.

Zona Arancione  – Caccia consentita nel proprio comune

Nelle regioni ricadenti in zona arancione (a Sicilia e Puglia dall’11 novembre si aggiungeranno Abruzzo, Umbria, Basilicata, Liguria e Toscana) è consentito spostarsi esclusivamente all’interno del proprio Comune dalle 5 alle 22 senza necessità di motivare lo spostamento. Dalle 22 alle 5, invece, sono vietati tutti gli spostamenti a eccezione di quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute.

Appare evidente che in queste zone si può praticare l’attività venatoria nel territorio del proprio comune. Secondo le interpretazioni più permissive, però, in queste zone si potrebbe cacciare anche al di fuori del comune di residenza. Infatti, l’articolo 2, comma 4, lettera b del DPCM del 3 novembre vietata ogni spostamento “in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che… per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune

Essendo la caccia attività non sospesa, secondo questa interpretazione si potrebbe praticarla al di fuori del proprio comune a patto che questo non ricada nel proprio ATC/CA o che non abbia territorio cacciabile.

Per questo sia in Sicilia che in Puglia le associazioni venatorie hanno già chiesto chiarimenti ufficiali alle regioni, così come sta avvenendo anche negli altri territori che dal’11 novembre passeranno in zona arancione.  Chiarimenti ufficiali ancora non ne sono stati pubblicati ma confidiamo che arriveranno quanto prima. Nel frattempo, l’indicazione per le zone arancioni è di cacciare esclusivamente nel proprio comune.

Zona Rossa – Caccia non consentita

Nelle regioni ricadenti in zona rossa (attualmente Calabria, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e la provincia di Bolzano) è vietato ogni spostamento, sia nello stesso comune che verso comuni limitrofi, a eccezione degli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute.

Essendo vietati gli spostamenti se non per motivi di salute, lavoro o necessità, nelle zone rosse la caccia non può essere praticata.

Anche in questo caso però, un’interpretazione più permissiva potrebbe permetterne lo svolgimento. Infatti, l’articolo 3, comma, 4 lettera e del Dpcm del 3 novembre consente di “svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona e con obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie; è altresì consentito lo svolgimento di attività sportiva esclusivamente all’aperto e in forma individuale“.

Assimilando quindi la caccia ad attività sportiva che si pratica all’aperto e in forma individuale, associazioni venatorie e Regioni hanno chiesto chiarimenti al Governo e a vari Ministeri.

Lombardia, caccia chiusa ma si aspetta un chiarimento dal Ministro Bellanova

La prima risposta è arrivata lo scorso 6 novembre dalla prefettura di Milano, secondo cui “l’attività venatoria e di pesca non possono essere assimilate all’attività sportiva consentita del Dpcm, salvo che non si tratti di pesca sportiva o di tiro a volo come da allegato provvedimento del Ministro dello sport che individua le discipline sportive riconosciute dal Coni.” E per questo la caccia in Lombardia, al pari della pesca, al momento è da considerarsi sospesa.

Una risposta che non ha convinto l’assessore all’agricoltura Fabio Rolfi, che ha richiesto un chiarimento ufficiale al Ministro dell’Agricoltura Bellanova.

Nell’attesa del chiarimento ufficiale, Federcaccia Lombardia ha già proposto alla Regione di “rinunciare sin d’ora alle tasse di concessione regionale per la stagione venatoria 2021/2022, sia con riferimento alla concessione generale che alle concessioni degli appostamenti fissi”, trovando subito appoggio dal Consigliere regionale Floriano Massardi.

Piemonte, caccia chiusa, chiesto il rimborso della tassa di concessione

Anche la Regione Piemonte ha ricevuto un chiarimento ufficiale dalla prefettura di Torino che, come quella di Milano, ha interpretato le norme nel modo più restrittivo. L’amministrazione regionale ha comunque sottolineato che intende richiedere ulteriori opportuni chiarimenti alle autorità governative competenti, onde verificare se l’applicazione delle più stringenti misure di contenimento di cui all’art. 3 del DPCM consenta lo svolgimento delle attività faunistico-venatorie, con ciò intendendosi sia l’attività venatoria propriamente detta in qualunque sua forma, che tutte le attività ad essa complementari o collegate”.

Nel frattempo la sezione piemontese di Libera Caccia ha esortato l’Assessore Protopapa affinché la tassa regionale e i costi di ammissione ad ATC e CA per la prossima stagione venatoria “siano ridotti proporzionalmente al periodo venatorio non svolto”, invitando anche i propri iscritti che sono anche proprietari/conduttori terrieri ad astenersi dagli interventi di contenimento agli ungulati “per solidarietà a tutti i Cacciatori”, in contrasto con la richiesta avanzata da Coldiretti di riaprire la caccia e le operazioni di contenimento vista “la situazione critica tra aumento degli incidenti, dei danni e rischio diffusione epizoozie”.

Alto Adige, zona rossa ma la caccia agli ungulati può continuare

Il 9 novembre anche l’Alto Adige è stato dichiarato zona rossa con l’entrata in vigore dell’ordinanza del Presidente della Provincia autonoma di Bolzano.

La provincia, però, ha subito chiarito che nonostante il divieto di spostamento la caccia di selezione agli ungulati può continuare, in quanto costituisce situazione di necessità“. Per la provincia infatti, “l’attività venatoria programmata attraverso piani di prelievo persegue esclusivamente obiettivi di pubblico interesse: le specie selvatiche costituiscono, in funzione della loro consistenza numerica, una minaccia per la sopravvivenza del bosco e per le colture agricole, che può esser contenuta esclusivamente riducendone i popolamenti. Coloro che nelle riserve di diritto esercitano l’attività venatoria in esecuzione dei piani di prelievo, a seguito dell’incarico ricevuto in tal senso in base alla legge, fondano il loro agire sui ritmi della natura e svolgono un’attività inderogabile e non rinviabile, facendosi carico di una grande responsabilità sociale ed economica”. 

Federcaccia, incontro chiarificatore con il Ministero dell’Interno

Per avere finalmente delle interpretazioni ufficiali Federcaccia ha fatto sapere di aver richiesto un incontro chiarificatore urgente al Ministero dell’Interno e di essere in attesa di una risposta.

“Oltre a una disposizione delle Regioni direttamente interessate dalla classificazione Arancio e Rosso, già richiesta dalle strutture Federcaccia regionali – spiega FIDC – una Circolare del Ministero alle Prefetture potrebbe infatti stabilire in modo incontrovertibile una corretta applicazione delle misure contenute del Decreto in modo da consentire ai cacciatori di poter continuare ad esercitare la propria attività, che garantisce il rispetto assoluto del distanziamento e delle norme Anti COVID al pari di altre attività sportive o ricreative all’aria aperta già consentite. Confidiamo nella collaborazione del Ministero per poter dare al più presto una risposta definitiva a uno stato di confusione e incertezza non prolungabili oltre”.

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5ommenti

  1. Premesso che i cacciatori non mi sono simpatici, anche se mi piace il tiro a segno,
    vorrei sapere se questi “signori” o i loro cani sono autorizzati ad entrare in terreni privati coltivati.
    Chi scrive è un pensionato che, per amore della natura, ha impegna le proprie risorse per un’agricoltura biologica su un piccolo appezzamento di terreno.

  2. Chissà perché si prendono sempre decisioni dannose per i cacciatori. Forse perché nessuno, almeno sino ad ora, ha aperto un contenzioso con relativa richiesta di risarcimento per il danno procurato.

  3. Caccia consentita nel proprio comune. Sabato a sparare piccioni e tortore dal collare in mezzo alle villette. Che vergogna. Ridotti senza un fazzoletto di territorio libero.

  4. Visti che siamo un zona rossa e nn possiamo andare a fare esercizio venatorio, allora lo stato e le regioni ci rimborsano i soldi dati.

  5. Io capisco tutto…….. Restrizioni comprese….. L’unica cosa che non CAPISCO è il fatto che io risiedo in un comune ed il mio primo ed unico atc (intendo quello che viene chiamato atc di residenza) si trova fuori dal mio comune di residenza e nn credo che sia l’unico cacciatore in tutta Italia con questa situazione…… Allora noi se vogliamo continuare ad esercitare la caccia dobbiamo spendere altri soldi????? La cosa importante in Italia è che PAGHI x il resto dopo che hai pagato vedremo che tristezza…..lascio notare che tutto il marasma covid 19 è ri iniziato nuovamente dopo le ferie che il nostro caro premier conte ha pensato bene di far fare a tutti dove più gli piaceva questo è il risultato!!!!!! Grazie premier io ho speso più di 500€ fratasse statali e regionali ed adesso devo stare a casa…… Un bambino dell asilo riusciva sicuramente a gestire tutto e tutti in maniera eccelsa!!!!!!

  6. Io voglio andare a caccia perché il covid non lo prendi andando a caccia al capanno o gagante all’aria aperta. E così chiudendoci la caccia c’è l’anno vinta gli animalisti e gli ambientalisti che loro in questo momento sono in giro nelle pianure e nelle montagne tranquilli e beati a distruggere tutti i capanni di caccia perché sanno che non ci possiamo muovere.

  7. I controsensi sono la principale “pandemia” del nostro paese. A gran voce sosteniamo le aperture degli asili e le scuole elementari, ma proprio da quei giorni sale l’impennata dei contagi. Si scarica tutto addosso ad altri “untori”, fra i quali, ma poco male la nostra è una attività di svago, ci siamo anche noi cacciatori. Va bene, allineamoci al branco, ma ci sarà qualcuno che una volta tanto ragioni per logica? NO, he?! Lo sapevo, siamo di botte anche questa volta!
    Auguri a tutti.

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