Influenza aviaria, vietato l’utilizzo dei richiami vivi per Anseriformi e Caradriformi

Il Ministero della Salute ha vietato l'utilizzo nelle zone considerate ad alto rischio, dopo alcuni focali scoperti nei Paesi Bassi

Torna il problema influenza aviaria e, come già accaduto negli ultimi anni, viene vietato l’utilizzo dei richiami vivi appartenenti agli ordini degli Anseriformi e Caradriformi. Questa volta l’allarme arriva dall’Olanda dove il virus HPAI (sottotipo H5N8) è stato isolato prima in alcuni cigni per poi causare un focolaio in un allevamento di polli da carne nel sud est del paese.

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Tanto è bastato al Ministero della Salute per vietare, con la disposizione del 4 novembre, l’uso dei richiami vivi appartenenti agli ordini degli Anseriformi e Caradriformi.

Zone ad alto rischio

Il provvedimento non coinvolge tutto il territorio nazionale ma solo alcune aree definite ad alto rischio A e B, che sono tutte a fortissimo interesse per la caccia agli uccelli acquatici. Di seguito la mappa delle zone Interessate, estratta dal provvedimento del Ministero.

Nell’allegato che trovate qui potete consultare anche l’elenco dei comuni interessati.

Oltre a definire le zone ad altro rischio, il provvedimento del Ministero della precisa che “gli animali dovranno rimanere presso il luogo di utilizzo e non essere spostati per alcun motivo se non previa autorizzazione e verifica da parte del Servizio veterinario competente per territorio.”

Inoltre, il Ministero ha sottolineato che “al momento non si ritiene necessario considerare eventuali restrizioni all’attività venatoria che potrebbe essere utile “per il rafforzamento di un programma di sorveglianza dell’influenza aviaria tramite accordi di collaborazione tra le associazioni venatorie e le Autorità sanitarie”. 

Federcaccia e ACMA sorpresi dal provvedimento del Ministero

Federcaccia e la settoriale ACMA, che da sempre collaborano con le Istituzioni per il problema aviaria, sono rimasti “decisamente sorpresi” dal provvedimento del Ministero. “Non vi è nessun caso in Italia, ma solo alcuni in Olanda e Germania – precisano in un comunicato firmato da FIdC – aree situate sulla via di migrazione Nord Europea e Atlantica, per cui l’arrivo di migratori da queste zone è oltremodo improbabile, visto che in Italia giungono uccelli acquatici in modo principale dalle aree orientali e balcaniche.

“Ci risulta attivo da mesi il monitoraggio di anatidi vivi e morti nella Laguna di Venezia e nel Delta del Po – continuano – i cui risultati sono evidentemente negativi per il virus, non essendoci traccia di questi dati nel provvedimento. La decisione appare quindi quantomeno forzata rispetto all’attuale quadro epidemiologico”.

Per questo Federcaccia ha già preso contatti con la Direzione del Ministero “per una costruttiva discussione e per analizzare le possibili soluzioni a breve termine”.

Caretta: “Non esistono ragionevoli e comprovate necessità di urgenza”.

Anche l’onorevole Maria Cristina Caretta è intervenuta sulla questione: “In Italia non ci sono focolai di aviaria che giustifichino la sospensione dell’utilizzo, nell’attività venatoria, dei richiami vivi appartenenti agli ordini degli Anseriformi e Caradriformi”, ha dichiarato la deputata di Fratelli d’Italia.

“In Italia l’uso di questi richiami vivi – spiega Caretta – è regolarmente gestito e disciplinato con apposito protocollo operativo 0021498-P del 3 settembre 2018, il quale specifica che eventuali modifiche ed integrazioni dello stesso devono avvenire ai sensi della Decisione di Esecuzione (UE) 2018/1136 della Commissione, sulla base quindi dell’evoluzione della situazione epidemiologica dell’influenza aviaria ad alta patogenicità in ambito nazionale, eventualità ad oggi non ancora verificatasi. Proprio a fronte di questa situazione ho rivolto un’interrogazione al ministro della Salute, Roberto Speranza e al ministro delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, per chiedere se siano informati della nota DGSAF del 4 novembre scorso e quali iniziative intendano intraprendere per sospendere il divieto di utilizzo dei richiami vivi, visto che non esistono ragionevoli e comprovate necessità di urgenza”.

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