Le principali malattie di origine virale del cane

Fino ad alcuni anni fa, quando ancora gestivo una clinica veterinaria aperta 24 ore su 24, si stava lentamente formando la convinzione che, attraverso le campagne di vaccinazione del cane in atto da quasi tre decenni in maniera praticamente globale, la guerra verso alcune malattie da Virus era vinta o comunque che mancavano poche battaglie.


Non vedevo casi di Cimurro da anni e quando capitava erano perlopiù casi anomali, cioè con una sintomatologia in parte diversa e da soggetti provenienti dal Canile Municipale con cui avevamo una collaborazione in essere. Simile era il discorso per l’Epatite di Rubbarth, la guerra contro la quale si pensava fosse ormai vinta. Solo contro la Parvovirosi sembrava dovessimo ancora fare passi avanti in più significativi.

Però, dopo sei anni di lavoro in un piccolo centro, confrontandomi con una realtà veterinaria completamente diversa dalla città, devo prendere atto del fatto che contro i virus causa di malattie gravissime e quasi sempre mortali (di cui esiste il vaccino), ancora c’è moltissimo da combattere.

Di seguito una breve carrellata delle principali malattie di origine virale del cane.

EPATITE DI RUBARTH

E’ causata da un Adenovirus, che si trasmette tramite i fluidi corporei infetti con cui il soggetto viene a contatto per via digerente o respiratoria (trasmissibilità tipica di questo ed altri virus).

Da un punto di vista sintomatologico non si discosta molto da altre gravi malattie, come Cimurro o Parvovirosi. All’inizio c’è una ipertermia significativa con anoressia e grave abbattimento, ma molto presto compaiono vomito, diarrea anche emorragica con, alla palpazione dell’addome, fegato ingrossato e dolorabilità con, a seguire, edema corneale con uveite (infiammazione della camera anteriore dell’occhio) da cui il vecchio e popolare nome di “malattia dell’occhio blu”.

Le analisi di laboratorio mostrano subito alterazione degli enzimi epatici, leucopenia e trombocitopenia con alterazione della capacità coagulativa del sangue. Tutte alterazioni che quasi non si arriva a vedere in molti cani giovanissimi, dove la morte arriva all’improvviso per collasso CC. Nella maggior parte dei soggetti colpiti in età più avanzata, la morte avviene per collasso CC ipovolemico da disidratazione o per le gravi complicazioni epato\renali secondarie, con una sopravvivenza nel lungo tempo relativamente bassa.

CIMURRO

Questa malattia, causata da un Paramixovirus (Morbillivirus, parente prossimo del virus del morbillo dell’uomo), si caratterizza per un’alta resistenza ambientale (quando contenuto nelle secrezioni emesse da animali malati) e per il fatto che è trasmissibile oltre che direttamente da madre a feto per via transplacentare, anche con lo scambio di fluidi corporei come la saliva (infezione per via digerente) o per via respiratoria.

Quasi sempre mortale se colpisce sotto i sei mesi, può però colpire cani di qualsiasi età ed infatti si consiglia di vaccinare SEMPRE i cani, soprattutto se vivono in comunità (canili).

Si distinguono una forma iperacuta con sintomi respiratori, digerenti e poi neurologici, che evolvono in modo infausto in pochissimo tempo e una forma acuta (subacuta) classica dove ad un iniziale abbattimento per la febbre fanno seguito una forma respiratoria (aggravata da batteri opportunisti), in contemporanea o successivamente una forma digerente con diarrea anche emorragica e infine sintomi neurologici, come atassia, mioclonie e paresi. Molti cani che sopravvivono mantengono spesso forme neurologiche più o meno gravi con cui possono o no convivere. A volte forme aspecifiche, cioè non immediatamente riconoscibili come cimurrose, sfociano anche a distanza di tempo in forme neurologiche come mioclonie od anche sindromi epiletti-formi.

La diagnosi clinica viene supportata da alcune analisi di laboratorio che però, da sole, non sempre sono d’aiuto. La terapia è purtroppo solo sintomatica, non esistendo antivirali specifici, anche qui: prevenzione, prevenzione, prevenzione!!!

PARVOVIROSI (GASTRO ENTERITE EMORRAGICA)

Questa malattia arrivò alla ribalta della Veterinaria Italiana quando, nei primi anni ’80, il Parvovirus (virus di probabile adattamento ai carnivori di sierotipi che già colpivano il suino) falcidiò la popolazione dei cuccioli che nascevano, con punte di mortalità vicine anche all’85%.

Come gli altri virus di cui si è parlato, il Parvovirus della Gastro Enterite Emorragica Virale è resistente nell’ambiente, anche se è inattivabile con sali di ammonio quaternari e calore.

I cuccioli sotto i 4 mesi sono le vittime dalla mortalità più elevata, dopo nemmeno 24 ore di abbattimento e anoressia (quando può sopraggiungere la morte senza altri sintomi per la localizzazione miocardica del virus), la diarrea è violenta ed incoercibile, così come il vomito. Entrambe sono copiosamente emorragiche per la distruzione dei villi intestinali e per le lesioni ulcerative gastriche.

Anche con massive terapie di sostegno a base di fluidi somministrati h24 per via Endo Venosa, antibiotici di copertura, antivirali e quant’altro disponibile (per un periodo esistevano anche delle immunoglobuline che però, secondo il mio personale parere, servivano solo a proteggere i soggetti meno infettati e ancora non sintomatici), come detto nei più giovani la mortalità è altissima.

La vaccinazione oggi nei soggetti a rischio viene fatta molto precocemente, a circa un mese di età, con un vaccino “spento” per poi continuare all’età consona il programma vaccinale per le altre malattie (personalmente, uso questo protocollo ogni volta che i cuccioli non sono figli di madri regolarmente vaccinate o non hanno assunto il latte materno, il colostro, già dal giorno “zero” di vita).

TOSSE DEI CANILI

Farò solo un accenno a proposito del vaccino contro la “Tosse dei canili”, spesso oggi associato in dosi eptavalenti, alle tre malattie trattate in precedenza ed alla Leptospirosi.

Si tratta di un virus parainfluenzale che provoca una tracheo bronchite di solito ad esito benigno, se non complicata da batteri di irruzione secondaria tipici delle zone o dei luoghi dove si uniscono soggetti di diversa origine (canili e pensioni appunto).

L’importanza delle Vaccinazioni

L’auspicio dei Veterinari è che non si smetta di vaccinare i soggetti adulti come  troppo spesso purtroppo accade. Questo perché i soggetti adulti rimangono, con i selvatici recettivi (per dovere di scienza, ricordo che anche i furetti vanno vaccinati contro le principali malattie del cane), il serbatoio di virus che potenzialmente possono sempre ricominciare a mietere vittime se si abbassa troppo il livello di guardia.

Dr. Francesco Putini
Medico Veterinario

Scritto da Francesco Putini

Francesco Putini
Medico Veterinario e Direttore sanitario dell'ambulatorio "Riano", da anni è anche responsabile di allevamenti di ungulati, di volatili selvatici e di cani da caccia. Come consulente scientifico veterinario ha partecipato a trasmissioni televisive e scritto svariati articoli di interesse veterinario.

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