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Lombardia, avviate le procedure per il rinnovo dei Comitati di Gestione di ATC e CA

La Regione Lombardia ha avviato le procedure per il rinnovo dei Comitati di Gestione dei 31 Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) e dei 20 Comprensori Alpini (CA) presenti sul territorio lombardo. Entro il 30 giugno, infatti, per effetto della legge regionale n. 7/2016 tali organi gestionali dovranno essere rinnovati.

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La prima scadenza è stata fissata per il 20 aprile, data entro cui le Associazioni Venatorie hanno dovuto comunicare agli Uffici Territoriali Regionali (UTR) il numero delle appartenenze associative sulla base del numero dei soci iscritti agli ATC e CA.

Entro il 10 maggio poi l’UTR comunicherà quanti rappresentanti competono a ciascuna associazione, in base al numero di associati e di conseguenza quest’ultime nomineranno i propri rappresentanti.

Scontro sui criteri di ripartizione

Proprio sui criteri di ripartizione dei rappresentati si è acceso lo scontro fra Regione e Associazioni Venatorie: ad inizio aprile, infatti, EnalCaccia, Libera Caccia, ItalCaccia, Caccia Pesca Ambiente, Associazione Cacciatori Lombardi, Arcicaccia e Anuu Migratoristi, a seguito della Nota dirigenziale regionale che stabiliva i criteri per la ripartizione dei rappresentanti, hanno inviato una formale diffida alla dirigente del settore caccia, Anna Bonomo, chiedendo la revisione di tali criteri.

Questi i punti più criticati:

  1. La nota stabilisce che ai sensi dell’art. 30, comma 4, lett. d) e comma 7, lett. c) della l.r. 26/93 perassociazioni presenti in forma organizzata sul territorio dell’ambito/comprensorio”, sono da intendersi le associazioni venatorie che, al 31 dicembre dell’anno precedente al rinnovo, avevano soci residenti anagraficamente in almeno il 50% dei comuni ricadenti nell’ambito/comprensorio.
    Avendo l’associazionismo venatorio peculiarità territoriali, le associazioni venatorie firmatarie della diffida ritengono che questo criterio limiti la rappresentatività e sia ostativo al libero diritto di associazione. Per fare un esempio estremizzato, con questo metodo un’associazione che ha il 50% dei soci iscritti all’ATC ma residenti solo nel 49% dei comuni ricadenti nell’ambito, non sarebbe rappresentata nel comitato di gestione.
  2. La nota stabilisce che “per individuare le associazioni che designeranno i propri rappresentanti, nonché il numero degli stessi, gli Uffici Territoriali Regionali, sulla base dei dati trasmessi dalle associazioni, per ogni ambito territoriale di competenza effettueranno il seguente calcolo: il numero dei soci di ogni associazione iscritti all’ATC… verrà diviso per un terzo del totale degli iscritti all’ambito. Per ogni numero intero ricavato da tale divisione verrà assegnato un rappresentante; verrà altresì assegnato un rappresentante per ciascuno dei resti più alti fino al raggiungimento del totale di tre (o cinque) rappresentanti”.
    Secondo le associazioni firmatarie della diffida, questo criterio non è in linea con il dettato normativo (comma 4, lett. d, del art. 30 della L.R. n. 26/1993) che per la nomina dei rappresentati delle Associazioni Venatorie nei comitati degli ATC non prevede alcun criterio di proporzionalità rispetto ai soci iscritti a ciascuna associazione. Con questo metodo potrebbe anche verificarsi che i rappresentanti siano nominati da una sola associazione venatoria, in aperto contrasto con il dettato normativo.
La richiesta delle Associazioni venatorie

Per questi motivi le Associazioni venatorie firmatarie della diffida hanno chiesto alla Regione che i rappresentanti negli ATC siano designati in questo modo: uno per ogni associazione venatoria delle tre associazioni aventi il maggior numero di iscritti nell’ATC. 

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