Abruzzo, sospeso il calendario venatorio fino all’8 settembre

Ancora un ricorso e ancora una sospensione cautelare, che questa volta riguarda addirittura tutto il calendario venatorio

Dopo il Veneto, dove la preapertura alla Tortora è stata bloccata, arriva il secondo ricorso al TAR ai danni di un calendario venatorio. Questa volte a farne le spese è il calendario venatorio della regione Abruzzo la cui efficacia è stata totalmente sospesa del TAR dell’Aquila fino all’8 settembre.

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Ancora una volta il giudice ha ritenuto di dover accogliere la richiesta di misure cautelari avanzata da varie associazioni animaliste, disponendo la sospensione temporanea del calendario senza che ci sia stato nessun tipo di contraddittorio. La trattazione in camera di consiglio, infatti, avverrà non prima dell’8 settembre quando ormai buona parte della preapertura sarà saltata.

Come avevamo già sottolineato in occasione del blocco della preapertura alla tortora in Veneto, sembra che ormai, quando i giudici debbano decidere sull’attività venatoria, l’accoglimento delle misure cautelari sia diventato la normalità, arrivando in questo caso addirittura a sospendere l’efficacia di un provvedimento anche nelle parti in cui rispetta il parere ISPRA... Non si sta forse esagerando con l’accoglimento delle misure cautelari?

Le motivazioni del TAR

Secondo il giudice Umberto Realfonzo, che ha firmato il decreto cautelare, “gli atti impugnati costituiscono, per la gran parte, una ulteriore reiterazione dei numerosi provvedimenti precedenti sospesi da questo TAR” e cita, ad esempio, l’ordinanza 189/2019 con cui era stata sospesa la parte del calendario venatorio 2019/2020 che si discostava dal parere ISPRA perché mancava un piano faunistico venatorio regionale (piano che è stato poi approvato nel 2020), e le ordinanze n. 199/2018 e 244/2016 che avevano portato alla sospensione di alcune piccole parti del calendario venatorio che si discostavano dal parere ISPRA (in particolare la data di apertura della lepre nel 2018 e le date di chiusura per turdidi e beccaccia nel 2016) perché il discostamento non era stato adeguatamente motivato dalla regione.

Il giudice non ha voluto aspettare la trattazione collegiale del ricorso per vedere se la Regione quest’anno si fosse discostata dal parere ISPRA con motivazioni adeguate, ne tanto meno ha tenuto conto che in molte parti il parti il parere dell’Istituto è stato rispettato, ma ha preferito sospendere tutto il calendario venatorio, lo ribadiamo, senza contraddittorio, perché “nel bilanciamento dei diversi interessi, in relazione alla natura delle censure dedotte sul piano procedimentale (per le evidenti le contraddizioni con il convincente parere dell’ISPRA) e sostanziale per la violazione dei principi generali in materia, appare prevalente l’interesse pubblico generale – ma anche dei cacciatori più avveduti – alla conservazione ed al mantenimento della fauna selvatica”.

Federcaccia: “Le aule dei TAR non possono essere i luoghi deputati a gestire l’ambiente”

Massimo Buconi, presidente di Federcaccia, ha commento così la notizia: “Ancora una volta dobbiamo assistere a discussioni e tecnicismi tecnico legali cui affidare il regolare svolgimento dell’attività venatoria. Ricorsi e atti giudiziari sembrano essere i mezzi attraverso i quali discutere di programmazione faunistica. Siamo arrivati al punto che nemmeno il parere positivo dell’Ispra è sufficiente a salvaguardare i calendari venatori dai ricorsi, come dimostra il caso dell’Abruzzo, sospeso anche in quelle parti che per l’Istituto ambientale non erano in discussione”.

“Non è più tollerabile – ha sottolineato Buconi – che qualsiasi decisione in campo gestionale faunistico e venatorio venga messa sotto scacco da ricorsi fatti ad arte e nella più totale impunità per impedire il regolare svolgimento della stagione di caccia o delle attività svolte in funzione del controllo della fauna selvatica, dal cinghiale alla nutria, spesso in aperto contrasto con gli interessi e la sicurezza dei cittadini. La politica non può continuare ad ammiccare a un mondo animal-ambientalista che ha più volte dimostrato di preoccuparsi non della reale tutela dell’ambiente e delle imprese agricole, ma solo di creare difficoltà a una attività legale e sostenibile per una mera ideologia”.

“Credo siano maturi i tempi affinché tutti i soggetti attivi nella ruralità si uniscano per farsi ascoltare dalla politica e dal Governo” ha concluso il presidente di Federcaccia, aprendo la strada a una possibile unione, tanto desiderata dai cacciatori italiani, quanto essenziale se vogliamo resistere ai continui attacchi che giornalmente riceviamo dal mondo animalista.

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