Dalle Associazioni

Cacciatori e Piani d’abbattimento delle specie problematiche… Cosa succede ora?

Con una recente sentenza (la numero 139 del 23 maggio 2017) la Corte Costituzionale ha sancito l’incostituzionalità delle norme regionali che permettono ai cacciatori di prendere parte ai Piani di abbattimento della fauna selvatica problematica (cinghiali, corvidi, volpi ecc.) al di fuori dei tempi e degli orari previsti dalla legge nazionale 157/92.

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La sentenza

Nello specifico la Corte Costituzionale, a seguito del ricorso presentato da WWF, LAC, LAV, LIPU, ENPA, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 93 della legge della Regione Liguria n. 29 del 2015, nella parte in cui, sostituendo l’art. 36, comma 2, della legge della Regione Liguria n. 29 del 1994, consente l’attuazione dei piani di abbattimento da parte di «cacciatori riuniti in squadre validamente costituite, nonché cacciatori in possesso della qualifica di coadiutore al controllo faunistico o di selecontrollore».

Questo sarebbe in contrasto con quanto stabilito dalla legge 157/92 (art. 19, comma 2) che non consente ai cacciatori di prendere parte all’abbattimento, a meno che non siano proprietari o conduttori del fondo sul quale si attua il piano.

Comma 2, articolo 19, Legge 157/92
“Le regioni, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia. Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica. Qualora l’Istituto verifichi l’inefficacia dei predetti metodi, le regioni possono autorizzare piani di abbattimento. Tali piani devono essere attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali. Queste ultime potranno altresì avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi, purché muniti di licenza per l’esercizio venatorio, nonché delle guardie forestali e delle guardie comunali munite di licenza per l’esercizio venatorio.

Cosa succede ora?

Dunque, a seguito della sentenza della Corte, solo gli agenti di pubblica sicurezza (ex corpo forestale, polizia comunale e guardie venatorie) e i conduttori/proprietari del fondo muniti di licenza di caccia potranno d’ora in poi partecipare ai piani d’abbattimento.

Evidentemente, però, l’aiuto dei cacciatori nell’attuare i piani d’abbattimento resta indispensabile: non potranno di certo essere le forze dell’ordine (già impegnate da ben altri problemi) o gli animalisti a fronteggiare, ad esempio, il problema del sovrannumero di ungulati. E infatti, le Regioni sono già al lavoro per risolvere lo stallo normativo (basterebbe un piccolo aggiustamento al comma visto poc’anzi). Come sottolineato in una nota da Federcaccia “la sentenza ha aperto una gravissima problematica a livello nazionale per quanto riguarda il tema del controllo della fauna selvatica, tanto da portare tutte le Regioni a chiedere una riunione urgente per individuare una soluzione rapida allo stop alle operazioni di controllo, conseguenza del pronunciamento della Corte suprema”.

“L’impiego di personale formato – continua Federcaccia – che opera a titolo del tutto gratuito, anzi a proprie spese e rischio, sotto il controllo delle Istituzioni in un contesto che nulla ha a che vedere con la pratica venatoria, in vere e proprie operazioni di pubblica sicurezza, è stato infatti fino ad ora, come ricordato anche dalle associazioni agricole, un modo per far fronte all’emergenza che deriva dalla gestione di tutti i selvatici problematici. Ricordiamo che le operazioni di controllo da cui la sentenza della Corte Costituzionale ha escluso chi non è parte di forze di polizia ad ogni livello, hanno lo scopo di prevenire non solo danni alle aziende agricole, ma anche alle infrastrutture viarie, ai canali, fiumi e soprattutto pericoli per la circolazione dei veicoli e rischi sanitari”.

Revisioni della norma

Ora la speranza di Federcaccia è che “il Governo si fermi a riflettere sulla necessità di dotare il Paese di una normativa che senza cedere a posizioni ideologiche e facili richiami emotivi, affronti in modo serio, scientificamente fondato e in una ottica di respiro europeo, il tema della fauna problematica e in esubero, contemperando le esigenze della tutela animale, della sicurezza delle persone e della salvaguardia per chi sul territorio vive, lavora e produce una parte importante dell’economia del Paese.”

Photo Credit: Oneshotonepic (license)

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