Federcaccia ricorre al TAR contro il VAS e il PFR del Friuli

La Federcaccia Friuli Venezia Giulia, così come comunicato nei giorni scorsi,  ha presentato ricorso al TAR contro il Piano faunistico Regionale e la Valutazione Ambientale Strategica, approvati dalla regione dopo 20 anni di attesa.

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Qui potete consultare il testo integrale del ricorso.

Di seguito il comunicato con cui FiDC FVG annucia la presentazione del ricorso:

“Il Friuli è una delle ultime regioni ad aver adottato il PFR in Italia ed il suo organo di Governo ha provveduto, purtroppo, a colmare tale lacuna con la consapevolezza di un documento anacronistico, sotto il profilo dei contenuti tecnici e scientifici ed in più parti assunto in contrasto di legge. Quello che è stato più volte definito dall’Assessore Panontin “un punto di partenza” è stato, in realtà, un’improduttiva spesa di denaro pubblico che causerà, se reso efficace, un’infinita burocratizzazione delle procedure amministrative, la perdita di molti posti di lavoro, la “precarizzazione” della corretta gestione del patrimonio faunistico con ricadute su tanti aspetti dell’economia regionale per gli innumerevoli ed illogici divieti posti. Sono state frustrate le aspettative decennali non solo del mondo venatorio, ormai soggetto indispensabile per il mantenimento dell’equilibrio ecologico ed ambientale (basti pensare al contenimento dei cinghiali o al censimento delle diverse specie di animali) ma di molti operatori del settore agricolo, turistico e degli allevatori che vedranno chiudere decine di aziende. Si è preferito perseguire ad ogni costo una politica dell’apparente efficienza piuttosto che quella della concretezza e qualità del lavoro.

Nel ricorso sono stati impugnati tutti i punti più controversi del documento, ovvero i limiti posti alla caccia con il segugio ai cervidi, i divieti di esercizio venatorio nelle zone della laguna di Grado e Marano, l’impossibilità del lancio dei fagiani da ripopolamento e prontacaccia, le limitazione alle gare cinofile su selvaggina naturale con cani da ferma e da seguita, le NO consistenze obiettivo, la riduzione del calendario venatorio e carniere individuale delle specie Allodola, Cesena, Tordo Beccaccia, il divieto dell’uso del munizionamento di piombo nichelato, la sottoposizione del PVD alla valutazione d’incidenza, il divieto di pasturazione attrattiva, la mancata applicazione delle consistenze obiettivo alle specie non cacciabili, i criteri di attribuzione dei cacciatori alle singole riserve di caccia ecc. ecc..

Sicuramente questo PFR non è stato un buon lavoro come un pessimo lavoro è stato il DPR n.127/Pres del 26/06/2015 che ha posto “Norme per il benessere e tutela degli animali d’affezione”, altro provvedimento che la Federcaccia si appresta ad impugnare perché è assurdo prevedere una dimensione minima per i recinti dei cani che è doppia rispetto a quella riconosciuta ad un detenuto, così come è assurdo imporre ad un Comune di stanziare a bilancio costi per decine di migliaia di Euro per la gestione di un’oasi felina e rendere a quello stesso Comune più difficoltosi (con il patto di stabilità) gli investimenti sulle scuole od altri servizi di primaria necessità.

Se la politica dell’innovazione non sa discernere fra le cose essenziali e quelle banali o addirittura quelle derivate dalla sciocca emotività non è una politica in grado di risolvere la crisi di questo paese ma solo di certificarne il declino.

Devo prima di tutto ringraziare la Federcaccia Nazionale nella persona del Presidente dott. Gian Luca Dall’Olio che per l’ennesima volta si è fatta carico – unica fra le associazioni – della responsabilità di difendere gli interessi dell’intero mondo venatorio così come avvenuto in seguito al ricorso promosso dalla LAC e vinto da Federcaccia confermando la concretezza, capacità e solidità di un’associazione di cui sono orgoglioso di fare parte.
Un saluto e ringraziamento anche al collega avv. Gorlani che ha reso possibile il ricorso, al dott. Sorrenti dell’Ufficio Avifauna della FIDC, al dott De Luca, tecnico faunista di straordinarie capacità ed ai Presidenti di Distretto Venatorio Cecco, Cucignato, Del Bianco, Lesa e Sabbadini, al Consiglio Regionale della FIDC ed alle Sezioni Provinciali che hanno coadiuvato il sottoscritto nella raccolta e cernita dei documenti ed argomenti.
Un ringraziamenti, infine, a tutti i cacciatori ed in particolare a quelle 1.200 persone che hanno partecipato ai cinque convegni informativi ascoltando con pazienza le dissertazioni del sottoscritto sostenendolo nell’impegnativo compito.

Senza di voi non ce l’avremo fatta.

Avv. Paolo Viezzi – Presidente Regionale FVG della Federazione Italiana della Caccia

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Un Commento

  1. Per dovere di cronaca, Federcaccia non è l’unica ad aver proposto il ricorso contro il pfr Fvg. e ad averla spuntata!

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