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Piemonte, la Corte Costituzionale deciderà sulla legittimità delle norme che hanno vietato la caccia a varie specie

Sarà la Corte Costituzionale a decidere se le norme che hanno pesantemente limitato l’attività venatoria in Piemonte negli ultimi anni (qua trovate un breve riassunto di tutte le “malefatte” dell’amministrazione Chiamparino nei confronti del mondo venatorio piemontese) sono legittime, oppure se dovranno essere annullate perché incostituzionali.

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Lo ha deciso il Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte che lo scorso 11 luglio si è pronunciato sul ricorso contro il calendario venatorio 2017/2018 e su quello relativo al calendario venatorio 2016/2017 (la cui discussione è ormai giunto alla fase di merito).

Se da un lato il TAR ha deciso di non annullare il calendario venatorio 2017/2018, sostanzialmente perché secondo la Regione si sarebbe mossa nell’ambito delle indicazioni fornite da ISPRA, dall’altra ha deciso che saranno rimesse alla Corte Costituzionale le questioni di costituzionalità delle leggi regionali con le quali è stata vietata la caccia a pernice bianca, allodola, lepre variabile, merlo e ad alcune specie di acquatici. Qua potete leggere il testo integrale della sentenza.

Nonostante l’Assessore Ferrero abbia mostrato soddisfazione per la decisione del TAR di non annullare il calendario venatorio 2017/18, dichiarando che si tratta di “un importante riconoscimento della legittimità delle nostre decisioni”, la scelta di rimandare le questioni di costituzionalità alla Corte è un chiaro segnale positivo che lascia ben sperare per l’annullamento delle norme regionali che negli anni hanno vessato i cacciatori piemontesi.

Di seguito riportiamo il testo della lettera che Federcaccia Piemonte ha inviato ai Consiglieri regionali, chiedendo che si agisca nel rispetto delle leggi.

“De iure”: lettera aperta ai Consiglieri regionali del Piemonte

Preg.mi Consiglieri,

come forse saprete in data 11 luglio 2017 il TAR ha esaminato una serie di ricorsi presentati dal mondo venatorio contro atti di Regione Piemonte, accusati d’essere troppo penalizzanti e discriminatori verso la categoria dei cacciatori subalpini.

Per quanto concerne quello sulla ” Razionalizzazione dei Comitati di gestione degli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) e dei Comprensori Alpini (CA)“, il TAR ha ritenuto opportuno fissare una nuova data, il 18 ottobre 2017, e questo solo per consentire di estendere il contraddittorio anche agli ATC e ai CA piemontesi, null’altro facendo intendere.

L’altra parte dei ricorsi, altrettanto corposa, era invece sui calendari venatori: quello del 2017/18, ma specialmente quello della passata stagione, per il quale v’era ancora…una coda irrisolta perché s’attendeva pronuncia in merito alla nostra richiesta di portare Regione Piemonte avanti alla Corte Costituzionale per alcuni suoi dissennati provvedimenti legislativi.

Si trattava della famosa, ed annosa, questione “pernice bianca”, dove tre brucianti sconfitte (su tre) incassate dall’assessore di fronte al TAR non avevano portato, come sarebbe stato logico aspettarsi in qualsivoglia paese democratico del mondo civile, alle sue inevitabili dimissioni, semmai all’inasprimento di penalizzazioni nei confronti dei cacciatori piemontesi.

Infatti s’era infine impunemente aggirato l’ostacolo delle sentenze, inserendo quel divieto in una legge nuova di zecca (lr.n.26 del 22/12/15), votata, come spesso capita per pessima abitudine italica, nel famoso Collegato alla Finanziaria!

A ciò s’era aggiunto il capitolo “anatidi e migratori”, 12 specie cacciabili in tutta Italia e non qui che il TAR aveva inserito d’imperio nel calendario venatorio 2016/17, vietate con altra indebita legge (ddl n.219). Nuovo ricorso, anche se tecnicamente s’è trattato di “motivi aggiunti” al vecchio, con slittamento delle decisioni TAR al 28/02/17, e poi all’11/07.

Tanti ricorsi e molti costi: i nostri pagati dai cacciatori, i Vostri…dai contribuenti. Uno sperpero unico di denari pubblici!

Tutte queste vicende alla fine ci hanno costretti a ricorrere contro il calendario venatorio (che ovviamente non conteneva nessuna di quelle specie) anche quest’anno, perché non l’avessimo fatto il tribunale avrebbe chiusa la partita a vantaggio delle Regione, rilevando il nostro cessato interesse ad agire. Noi, coerentemente e nella piena coscienza di lavorare per l’interesse di 25.000 appassionati piemontesi, abbiamo tenuta ben salda la barra del timone, tirando diritto.

Abbiamo avuto ragione, perché il TAR con decisione che sappiamo essere storica, ha ritenuto il comportamento regionale meritevole di “rimessione alla Corte Costituzionale”: un trionfo per noi e l’ennesimo smacco per l’imprudente assessore.

Si fatica a comprendere come egli possa ora lanciare proclami vittoriosi per il solo fatto che, contestualmente allo storico provvedimento, il TAR non ci abbia anche concesso la sospensiva sul prossimo calendario venatorio, aspetto questo certo importante, ma pure secondario di fronte a quell’altro; insomma, la classica vittoria di Pirro, e in tanti l’hanno capito.

A noi francamente è sembrato d’esser di fronte a quei comici bollettini di guerra emessi dallo Stato Maggiore Iracheno, e letti in tv quando…gli Americani erano già a Bagdad! Sia chiaro, tutto ci sta, specialmente per chi fa politica di questi tempi, anche se lo stile…”fiorentino” di queste sparate sulle stampa confonde un po’ la realtà dei fatti, ma tutti Voi siete del mestiere e sapete molto bene che vincere le elezioni a Roma, Milano, Torino o Genova, non è come farlo a Rocca Cannuccia, Zapponeta o nella nostra piccola e graziosa Moncenisio. Noi a Roma ci siamo arrivati, per chiedere giustizia!

Ad ogni buon conto si sente ora in giro raccontare di come in Regione…ce la faranno pagare cara, della nuova legge sulla caccia che sta iniziando il suo percorso in Commissione e ci penalizzerà ancor più di quanto fatto sinora, e altro, nemmeno se la politica si potesse fare abusando di ruolo e potere, utilizzati in maniera vendicativa, livorosa o persino persecutoria.

Ed è proprio per questo che invitiamo tutti Voi a prendere in seria considerazione quanto uscito dalle stanze del TAR, valutando se sia sensato inserire in legge divieti e limitazioni immotivate; questo poi proprio nel momento in cui la Consulta potrebbe spazzare via tutti quelli già imposti a caccia e cacciatori subalpini, ed il Piemonte subire in più l’onta d’una bocciatura, clamorosa ed inappellabile. La situazione sarebbe per un verso umiliante e per l’altro vergognosa: umiliante per noi, costretti all’ennesima strenua difesa avanti alle prepotenze politiche, vergognosa per chi invece approfitta così maldestramente del mandato ricevuto dagli elettori per riaffermare un ruolo che la realtà dei fatti gli nega.

Al nostro Paese e alla nostra Regione teniamo molto, e se qualcuno crede che i cacciatori siano dei rozzi sanguinari vestiti di pelle, con anello al naso, lancia e scudo, allora non ha che chiederci un incontro e si troverà di fronte persone normali, per bene, lavoratori, padri e madri oppure figli, giovani e vecchi, simpatici od antipatici, contribuenti, ma certamente a posto con la giustizia. Dimenticavamo: tutti elettori di questa Regione, perché a caccia da noi si va solo alla maggiore età.

De iure, pregiati Consiglieri, secondo il diritto, noi chiediamo Voi agiate nel rispetto delle leggi; e grazie per l’attenzione.

Federcaccia Piemonte

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