Tortora, niente preapertura anche in Toscana, Lazio ed Emilia Romagna

Pesa la mancanza del Piano di gestione nazionale della specie, che il Ministero della Transizione Ecologica non ha ancora approvato preferendo chiedere alla regioni di imporre la sospensione del preleivo venatorio

Cresce la lista delle regioni in cui quest’anno non si potrà cacciare la Tortora selvatica in preapertura. Dopo la Campania e l’Umbria, che non potendo consentire il prelievo anticipato della Tortora hanno deciso di non approvare nessuna preapertura, e dopo le ordinanze dei TAR del Veneto (che ha sospeso in via cautelare la preapertura alla tortora) e dell’Abruzzo (che ha sospeso integralmente il calendario venatorio regionale), anche in Toscana, Lazio ed Emilia Romagna non ci sarà l’apertura anticipata della caccia alla tortora.

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Toscana, l’Assessore Saccardi: “Non ci sono le condizioni”. Preapertura limitata al solo Storno

Che in Toscana quest’anno non ci sarà la preapertura della caccia alla Tortora lo ha comunicato nei giorni scorsi l’assessore alla caccia Stefania Saccardi con una lettera inviata alle Associazioni venatorie, in cui riassume le motivazioni che hanno portato a tale scelta. Una scelta che l’assessore definisce “da me personalmente non condivisa, obbligata dall’inerzia del Governo, dalle pronunce giurisprudenziali, dalle circolari ministeriali”.

Sulla decisione hanno pesato, infatti, la mancata approvazione di un Piano di Gestione Nazionale della specie, le note con cui il MITE ha invitato le Regioni a sospenderne (proprio a causa della mancanza di un piano di gestione nazionale che lo stesso MITE dovrebbe portare all’approvazione) e le recenti ordinanze di tribunali amministrativi di Veneto e Abruzzo.

“Durante tutti gli incontri Istituzionali con gli Assessori delle altre Regioni ed il Ministero – ha spiegato Saccardi – abbiamo dato la nostra disponibilità a ridurre il carniere giornaliero a massimo 5 capi per cacciatore, ad indicare una sola giornata di preapertura ed a ridurre del 50% il prelievo della specie durante la stagione venatoria del 2021/2022. Tutto ciò al fine di favorire l’approvazione di un Piano Nazionale di Gestione della Tortora Selvatica da parte del Ministero per la Transizione Ecologica (MITE), che però non è mai arrivato”.

Dalla lettera si intuisce che la Regione ha valutato anche la possibilità di attivare la preapertura su un numero contingentato di esemplari, 4500 capi, ossia la media del carniere registrato negli ultimi anni ridotto del 50%, come fatto ad esempio nelle Marche. Una possibilità però scartata perché “la Regione si vedrebbe costretta ad imporre l’uso della APP tesserino venatorio elettronico Toscaccia al fine di ottenere una rendicontazione immediata e una chiusura istantanea appena raggiunti i 4.500 capi abbattuti”. Un uso che l’assessore ritiene debba “rappresentare una libera scelta dei cacciatori e non una mera imposizione”.

Insomma, per l’Assessore Saccardi dopo “la mancata scelta politica a livello del MITE e del MIPAAFche avrebbero potuto scegliere o di attivare la moratoria sulla specie oppure di approvare il Piano di Gestione Nazionale, non ci sono le condizioni per autorizzare la preapertura alla tortora, sarebbe “rischioso dal punto di vista giuridico per i dirigenti, per l’Assessore, per la giunta, e soprattutto per i cacciatori stessi”.

L’assessore ha fatto, quindi, sapere che in preapertura si potrà cacciare esclusivamente lo storno in deroga.

Lazio, niente Tortora in preapertura e saltano anche i corvidi per colpa delle Associazioni venatorie

Identica situazione si è verificata nel Lazio, dove lo scorso 23 agosto l’Assessore Enrica Onorati con una lettera inviata alle Associazioni Venatorie ha comunicato che non avrebbe autorizzato la preapertura della stagione venatoria né per la Tortora selvatica né per nessun’altra specie.

Per la Tortora le motivazioni che l’Assessore ha evidenziato sono le stesse già viste in Toscana: la mancanza di un Piano di Gestione nazionale, le note del MITE che chiedevano la sospensione del prelievo, le due recenti ordinanza del TAR e il parere ISPRA contrario alla preapertura.

“Una decisione purtroppo necessaria”, ha sottolineato l’assessore che ha promesso d’impegnarsi assieme ai colleghi delle altre regioni “nel richiedere tempistiche e aggiornamenti al MITE circa l’approvazione del Piano di Gestione Nazionale”.

Quello che ha stupito molti cacciatori laziali è stata la mancata preapertura ai corvidi, Cornacchia grigia e Gazza in particolare. Per queste specie la Regione aveva già previsto nel calendario venatorio 2021/2022 l’anticipo della chiusura al 13 gennaio (presumibilmente proprio per rispettare l’arco temporale massimo di caccia in caso di autorizzazione della preapertura) e aveva già pronta la bozza del decreto autorizzativo che anche è circolata nei giorni scorsi sui social.

Il dietro front della Regione è molto probabilmente dovuto alla lettera inviata lo scorso 19 agosto all’Assessore Ornati dai presidenti regionali di Federcaccia, ANLC, Italcaccia, EnalCaccia e Anuu migratoristi, in cui le associazioni chiedevano di autorizzare la preapertura a Tortora, Corvidi e Colombaccio (ignorando che per il Colombaccio era già stato predisposto il posticipo della chiusura a Febbraio e quindi non poteva essere autorizzata anche la preapertura) e rifiutavano categoricamente un’apertura anticipata ai soli corvidi.

Segnaliamo che a questa lettera ne è seguita una seconda, inviata il 23 agosto e firmata sempre dalle stesse associazioni. Una lettera dai toni offensivi e accusatori, che si chiude con un “le scriventi associazioni NON perderanno ulteriore tempo a partecipare ad altri tavoli tecnici da lei convocati” e che lascia seri dubbi sulla capacità rappresentativa di chi l’ha firmata.

Emilia Romagna, tolta la Tortora dalla specie cacciabili

In Emilia Romagna, invece, la preapertura alla Tortora era già stata autorizzata, con parer favorevole dell’ISPRA, lo scorso 12 aprile 2021 con l’approvazione del calendario venatorio 2021/2022, avvenuta prima che il MITE inviasse le richieste di sospensione del prelievo.

Il calendario prevedeva 5 giornate di preapertura fino alle ore 13.00 con un carniere massimo di 5 capi giornalieri e 20 stagionali.

Dopo gli ultimi sviluppi, e dopo aver ricevuto la modifica del parere ISPRA che consigliava di sospendere il prelievo, la Regione il 10 agosto ha chiesto “un parere sulla modifica all’attuale calendario per la specie tortora, prevedendo in preapertura 3 giornate (1, 2 e 3 settembre), 3 capi giornalieri per cacciatore e 9 stagionali, con l’impegno di non superare il 50% del prelievo effettuato nel quinquennio 2013/2018 (5800 capi) garantito mediante un controllo giornaliero sul numero dei capi abbattuti”, come chiarito dalla nota dell’assessore Mammi.

Non avendo ricevuto risposta dal Ministero e da Ispra entro il 24 agosto, “ultima convocazione della Giunta regionale utile per riuscire a pianificare eventuali cambiamenti“, la Regione ha deciso di escludere la tortora dall’elenco delle specie cacciabili nella stagione venatoria 2021/2022.

L’assessore Mammi ha sottolineato che “tale sospensione è prevista solamente per la stagione 2021/22, in attesa di un pronunciamento definitivo degli organi competenti”.

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5ommenti

  1. Questo è frutto di una incapacità organizzativa delle associazioni sono solo speculatori e incapaci. La caccia esiste prima dell’uomo basta politica nella caccia basta incapaci nelle amministrazioni basta gente che parla x sentito dire massa di incapaci io nn pagherò più le assicurazioni alle associazioni basta incapaci

  2. Sono nanni, genovese doc ma piemontese di adozione, le mie passioni sono: la caccia e la pesca. le ho praticate dall’età di 16 anni , adesso che ho raggiunto le 78 primavere continuo ancora a praticarle anche se in modo ridotto.
    Ho appreso la notizia che alcune associazioni anti caccia hanno indetto un referendo per l’abolizione della caccia.
    Purtroppo abbiamo da fare con persone che vanno contro natura incompetenti e faziose.
    Spero che l’attuale governo presieduto da Mario Draghi e dal ministro Stefano Patuanelli , la federazione della caccia, le varie associazioni di caccia, tutto l’indotto della caccia e noi cacciatori tutti, si faccia ” corpo unico” per contrastare in modo forte e univoco tale assurda proposta. Se tale proposta venisse approvata sarebbe una perdita colossale, inoltre causerebbe una perdita economica tragica.
    Faccio appello alla Federazione della caccia che induca una campagna di informazione vera sull’esercizio della caccia attività nata con l’uomo.

  3. Buongiorno a tutti,
    constato che prima delle preaperture e successivamente dopo l’apertura generale,si scatenano a suon di ricorsi ai vari TAR regionali,con motivazioni assurde decine di associazioni anticaccia. Ovviamente le nostre associazioni venatorie ne prendono atto e non fanno nulla ,i nostri governanti ,si rimettono alle decisioni europee sempre piu’ stringenti in materia venatoria e così noi cacciatori ,paghiamo fior fiore di soldini per veder accorciare sempre piu’ la stagione venatoria(vedi decreti stop beccaccia/gennaio), vedere come in questo caso lo stop a specie (tortora africana) sempre state abbattibili in tutto il territorio nazionale non esserlo piu’, o in numero decisamente ridotto.
    non bastasse il tesserino venatorio , magari ci manderanno a caccia con il telefono in mano o un pc x segnare immediatamente le catture effettuate, comunque stiamo rasentando il ridicolo. Non basta che gli assessori rimbalzino la palla facendosi scudodelle direttive dell’unione europea ,ognuno si assuma le proprie responsabilita’ a tutela del mondo venatorio!

  4. Siamo alle solite….domanda,ma tutte queste persone preposte ad interessarsi del mondo venatorio si attivano 4 giorni prima dell’apertura.? Penso che i problemi se ci sono vanno affrontati prima e cercarli di risolvere.ma chi sono questi personaggi… che dicono che lo storno va protetto,la cornacchia va tutelata il piccione torraiolo è sacro ecc ecc…in città tra gabbiani pappagalli cornacchie e storni e cinghiali è diventato invivibile con rischio di malattie.ogni regione fa un calendario diverso , c’è chi spara a un colombaccio e chi a mt100 in un altra regione non può questo va spiegato…..scusate mi sono dilungato ma ci sarebbe da scrivere un libro.associazioni venatorie unitevi x tutelare gli interessi della caccia.chi non è all’altezza si tiri fuori avanti altri con voglia di fare,no una settimana prima della stagione ma tutto l’anno.

  5. Amici cacciatori smettete di pagare queste associazione che per anni non hanno mai tutelato noi cacciatori, in Europa tutto è diverso peccato che noi solo su carta politica siamo Europa ma in realtà siamo il paese dei pupazzi. Continuerò a rinnovare perché da bambino con mio nonno ho amato e sposato il mondo della caccia e non mollerò ma non pago da anni le associazioni ma la mia assicurazione privata

    1. Andrea, chi ti sta rispondendo ha 73 anni, una vita vita vissuta in contatto con la natura con i miei fedeli cani. Mi togli la caccia, mi togli la vita. Ho subito un procedimento penale all’età di quattordici anni perchè sorpreso a caccia senza il porto d’armi con un cal. 28 e cartucce da me preparate. Ho ancora quel fucile, restituitomi dopo 10 anni è custodito nell’armadio assieme ad altri fucili. Questi personaggi che si arrogano il diritto di decidere e neanche sanno di cosa stiano, purtroppo sono stati incaricati da noi cacciatori. Pur vero è che troppi dei cosi detti cacciatori, contribuiscono a far chiudere la caccia per il loro sconsiderato modo di praticarla. Non conoscono regole, sono arroganti, caricano un’arma chiamata fucile usandola come un bastone. A tutto questo aggiungiamo che nessuno si sta accorgendo che la superfice cacciabile ogni anno diminuisce mentre crescono a dismisura riserve dove si pratica, non la caccia, ma soltanto abbattimento incondizionato di animali nati in gabbia che non hanno alcuna parentela con gli animali selvatici. Cari amici cacciatori, no facciamo la stessa fine dei politici che per una poltrona venderebbero anche la moglie. Uniamoci e chiediamo: Il rinnovo della licenza di caccia proporzionale al tempo dell’uso, Una legge che limiti il proliferare delle riserve a pagamento e lo sterminio degli animali nati in gabbia e immessi sul territorio la notte prima dell’abbattimento. Tutti hanno diritto di cacciare nelle giuste regole, non soltanto i ricchi ai quali è concesso cacciare in più ambiti pagando il tesserino. Basta con le chiacchiere, uniamoci al di fuori delle associazioni venatorie. L’unione fa la forza.
      Viva la caccia ma quella vera e su tutto il territorio nazionale ma non circoscritta agli ambiti (tutti a pagamento).

    1. Ciao Loriano, chi sono i noi che non ne possiamo più? Forse ti riferisci alle varie associazione venatorie? Bhe sono quelle che stanno distruggendo lo sport più antico al mondo….. Leggi ciò che ho scritto, vedrai che mi darai ragione……..

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