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Toscana, CPA e Libera Caccia sostengono la protesta delle squadre di caccia al cinghiale

Circa un mese fa vi raccontavo di come, in una delle regioni simbolo per eccellenza della caccia in Italia, la Toscana, i 16 mila cacciatori appartenenti alle Squadre di Caccia al Cinghiale in Battuta si fossero uniti per protestare contro la legge obbiettivo e chiederne alla Regione delle sostanziali modifiche.

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Questo accadeva nell’indifferenza generale delle Associazioni Venatorie Toscane, più impegnate a litigare tra loro rimpallandosi le colpe sulle recenti (e disastrose) modifiche nella gestione venatoria regionale, che non ad ascoltare la base dei cacciatori toscani.

In quell’articolo vi raccontavo di come, non avendo ricevuto alcuna risposta da parte della Regione, i cacciatori fossero pronti a protestare, prima con una manifestazione sotto la sede della Regione (ora sappiamo anche la probabile data della protesta, il 10 settembre) e se non bastasse con uno sciopero delle squadre.

Raccontavo anche di come le Squadre Toscane di Caccia al Cinghiale avessero chiesto alle Associazioni Venatorie, con una lettera ufficiale inviata a tutti i Presidenti, se fossero disposti ad appoggiare la loro protesta, e concludevo con questa domanda, “Quale associazione sarà ancora capace di tendere l’orecchio e ascoltare la base dei cacciatori Toscani?”

Bene, ora dopo 47 giorni dall’invio di quella lettera, abbiamo la risposta alla nostra domanda: solo Libera Caccia e CPA, dopo Enalcaccia che aveva già risposta in data 23 Marzo, hanno dato seguito alla lettera delle squadre toscane offrendo il loro sostegno.

Berto Caroli, uno degli esponenti delle Squadre Toscane di Caccia al Cinghiale in Battuta, ha commentato così le risposte ricevute: “Ad oggi sono arrivate solo due risposte alla nostra lettera, una dalla Libera Caccia e l’altra dal CPA che condividono le nostre battaglie. Per le altre restiamo in attesa, e comunque si continua a lottare su tutti i fronti. Per la manifestazione del 10 di settembre stiamo aspettando le adesioni da parte delle squadre. Per quanto concerne la gestione degli ATC non si riesce a capire come possono andare avanti (Lucca, Firenze e Grosseto) senza la rappresentanza dei cacciatori, unici finanziatori dell’ente, e non lo dico dal punto di vista della burocrazia ma dal punto di vista dell’opportunità.” E continua: “Vorrei anche che si riflettesse su una considerazione fatta da un grande canaio, “in toscana non si era mai fatta una legge sulla caccia così di destra, si accontentano pochi (i selecontrollori) per scontentare tanti (gli iscritti alle squadre)” e sinceramente non posso che condividere”. Caroli conclude,”vorrei ringraziare personalmente Paolo Sparvoli, Presidente nazionale della Libera Caccia, e Maurizio Montagnani, Vicepresidente del CPA, per le risposta al nostro documento”.

Prima di riportarvi il testo delle risposte ricevute da Libera Caccia e dal CPA vorrei fare un breve inciso sulla questione degli ATC di Lucca, Firenze e Grosseto (per chi non conoscesse la storia la trova qui) per sottolineare il momento di caos e di distacco dalla base dei cacciatori che sta vivendo una certa parte dell’Associazionismo Venatorio Italiano.

In un momento storico in cui i cacciatori italiani vorrebbero solo essere rappresentati seriamente davanti alle istituzioni da un’associazione venatoria unica, dopo 3 sentenze del TAR che sanciscono come non siano stati rispettati i giusti criteri per le nomine di alcuni dei comitati degli ATC toscani, invece di rispettare le sentenze e di cogliere l’opportunità per tendere la mano alle Associazioni Venatorie escluse invitandole a gestire insieme gli ATC, la Federcaccia Toscana preferisce annunciare ricorso al Consiglio di Stato perché, a detta loro, il principio di pluralismo “darebbe invece “voce” anche ad associazioni che, come Libera Caccia, vantano un numero estremamente più esiguo di iscritti a livello locale” (parole testuali di un comunicato FIdC Toscana che trovate qui).

Se veramente dare voce a chi rappresenta a Grosseto il 19,08% dei cacciatori, a Lucca l’11% e a Firenze l’8,2% è un problema tale da ricorrere al Consiglio di Stato, se veramente si preferisce ancora farsi la guerra piuttosto che cooperare, allora sono certo che non avremo mai un’associazione venatoria unica e che la scelta delle Squadre Toscane di Caccia al Cinghiale in Battuta di organizzarsi da sole per vedere difese le proprie idee e i propri diritti è la scelta migliore.

Di seguito i testi delle risposte ricevute da CPA e da Libera Caccia.

Stamani mattina,
mi è stata consegnato il vostro documento, nel quale ci sono scritte tutte le perplessità, che immaginate e segnalate con la legge obiettivo.

Ho sempre sostenuto che con questa nuova legge non esiste più una realtà di etica venatoria; quello che però prevedo è, che mette/metterà cacciatori contro cacciatori.
Le squadre, hanno un valore non solo per quanto riguarda la gestione dei capi abbattuti, ma anche per quanto riguarda il territorio circostante.
Per questo non ho esitato di rispondere alla vostra mail e a quella che mi venne inviata per le problematiche del territorio sul comune di Palazzuolo sul Senio, per l’ordinanza del sindaco; che posticipava la caccia al cinghiale con le squadre.
Quindi resto dell’idea che tutte le cacce vanno tutelate; naturalmente nel rispetto di un’etica e di una soluzione migliore.
La legge obiettivo non mi piace, poteva essere gestita e licenziata sicuramente meglio di quella attuale.
Ritengo sia adesso importante e opportuno avere un confronto/colloquio tra l’associazione che rappresento in Toscana e i rappresentanti delle squadre per raggiungere un obiettivo comune.

Cordialmente saluto e resto a vostra disposizione

Maurizio Montagnani
Presidente Caccia Pesca Ambiente (CPA)
Regione Toscana

ANLC Negli ultimi tempi la caccia al cinghiale, effettuata nella tradizionale forma della “battuta” (o braccata o cacciarella) sta subendo un massiccio attacco da parte di chi vorrebbe cancellarla per sostituirla con la caccia di selezione o con altre forme più “moderne” di attività venatoria.

La Libera Caccia, come ho recentemente scritto anche su un autorevole periodico che si occupa di cinghiale e cani, è e sarà sempre al fianco dei cacciatori, per difendere qualsiasi tradizione e cultura venatoria che i nostri padri ed i nostri nonni ci hanno tramandato. La caccia al cinghiale in battuta è sempre stata un rituale che nel tempo ha accumunato e affascinato migliaia di cacciatori. Ha aggregato il povero con il ricco, il dotto con l’ignorante, il giovane con il vecchio. Ha fatto crescere e riconoscere la razza del cane maremmano ed ha fatto battere e trepidare i cuori di molti di noi.

Come è possibile quindi non sostenerla?
Solo uno sciocco può pensare di riuscire a contenere il numero di cinghiali senza il supporto, la conoscenza ed il sacrificio, anche economico, che i membri delle squadre del cinghiale sostengono. Ci sono luoghi e periodi nei quali altre forme di caccia possono essere preferite o possono integrare la braccata nel prelievo e nel contenimento del cinghiale, ma è indiscutibile che la prima donna resti sempre lei, la braccata!

Il percorso che avete intrapreso in Toscana è già stato supportato dal Vice Presidente Nazionale e dal Presidente Regionale di Libera Caccia e quindi non trovo nessuna difficoltà a dichiarare che non solo io ma tutta la nostra associazione vi sostiene.
In bocca al lupo

Il Presidente Nazionale
Paolo Sparvoli

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