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Tre orsi d’Abruzzo annegati in una vasca. Wilderness Italia: “Addio Marsicano”

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Tre orsi marsicani sono annegati ai margini del Parco nazionale d’Abruzzo in una vasca per la raccolta dell’acqua priva di un’adeguata protezione. Si tratta di un’area privata ma contigua al territorio protetto del Parco, dove nel 2010 era già successo che affogassero altri due orsi.

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Lo scorso 31 Luglio il Comune di Crocetta del Montello, in Provincia di Treviso, ha designato lungo il greto del fiume Piave una nuova Area Wilderness di 940 ettari, denominata Area Wilderness Piave della Battaglia. Si tratta della 69ª Area Wilderness in Italia e della seconda nella Regione Veneto, che fa seguito a quella istituita 24 anni fa dal Comune di Perarolo di Cadore (Belluno) conosciuta come Valmontina.

“Bastava immergervi uno o due scalini fatti con gabbioni colmi di sassi e trasportali lassù con un volo di elicottero – scrive commentando l’accaduto Franco Zunino, segretario generale dell’Associazione Italiana Wilderness – Nessuno lo ha fatto! Si sono limitati a richiedere al proprietario una recinzione che col tempo era caduta e che gli orsi assetati avrebbero comunque potuto abbattere o superare facilmente”.

“Ora ci aspettiamo la solita sarabanda di comunicazioni, con rimpallo delle responsabilità – continua Zunino. Ci diranno le solite trite ipotesi che gli orsi rischiano di essere uccisi durante la caccia nelle zone esterne del Parco, quando MAI è stato storicamente dimostrato che durante la regolare attività di caccia ci sia stato UN SOLO ORSO ucciso dai cacciatori! Però nessuno ha fatto nulla per rendere sicura quella vasca, lassù nei “pascoli sotto il cielo” della Serra Lunga, ad appena mille e cinquecento metri dai confini del Parco Nazionale.

Di seguito il comunicato di integrale di Wilderness Italia.

ADDIO MARSICANO!
Tre orsi d’Abruzzo annegati in una vasca

 

Se ci voleva una prova, eccola. Inutile lanciare proclami di successo per la nascita dei cuccioli d’orso, quando è notorio per la scienza che almeno la metà muore prima di raggiungere la maturità. Era stato bello sapere che almeno due orse quest’anno avevano straordinariamente partorito tre cuccioli. Ora apprendiamo che una mamma orsa e i suoi due piccoli nei giorni scorsi sono miseramente annegati in una vasca di cemento (una fine atroce, di cui lasciamo a lettori immaginare la lunga agonia nel disperato tentativo di salvarsi, graffiando inutilmente lisce pareti a cui non hanno potuto aggrapparsi!). Ma la cosa grave è pensare ai milioni di euro spesi in inutili ricerche, trappole di cattura, DNA, radio-collari, triangolazioni satellitari, campagna antiveleno con tanto di inutili cani addestrati a trovarlo, PATOM, Area Contigua, pollai anti-orso (costati migliaia di euro!), pattuglie di pronto intervento per “orsi confidenti”, convegni e conferenze e carta stampata per dire che tuto è ok, addirittura mele biologiche per quelli in cattività; mentre nessuno ha pensato di stanziare poche migliaia di euro per fare in modo che da quella vasca si potesse uscire!

E questo DOPO che nel solo poco lontano 2010, nella stessa vasca, allo stesso tragico modo, erano già morti una femmina d’orso e il suo cucciolo! Bastava immergervi uno o due scalini fatti con gabbioni colmi di sassi e trasportali lassù con un volo di elicottero. Nessuno lo ha fatto! Si sono limitati a richiedere al proprietario una recinzione che col tempo era caduta e che gli orsi assetati avrebbero comunque potuto abbattere o superare facilmente. Eppure, ecco cosa ebbe a dire alla stampa l’allora Direttore del Parco, Vittorio Ducoli: «non vi è dubbio che quella vasca, non protetta, rappresenti un pericolo non solo per gli animali, ma anche per gli escursionisti. L’area di ritrovamento, anche se lontana dai confini del Parco, è di estrema importanza quanto a frequentazione di orsi, per cui ancora una volta si dimostra che il futuro dell’orso bruno marsicano è legato a quanto tutte le istituzioni sapranno fare per tutelare questa splendida specie. Anche al di fuori delle aree protette.» Era il 12 giugno 2010. E cosa hanno fatto le autorità del Parco d’Abruzzo che, appunto, non è una, ma, L’ISTITUZIONE PRINCIPALE, per operare in difesa di quest’animale? Nulla per quanto noto, salvo studi e ricerche.

Ora ci aspettiamo la solita sarabanda di comunicazioni, con rimpallo delle responsabilità. Ci diranno le solite trite ipotesi che gli orsi rischiano di essere uccisi durante la caccia nelle zone esterne del Parco, quando MAI è stato storicamente dimostrato che durante la regolare attività di caccia ci sia stato UN SOLO ORSO ucciso dai cacciatori! Però nessuno ha fatto nulla per rendere sicura quella vasca, lassù nei “pascoli sotto il cielo” della Serra Lunga, ad appena mille e cinquecento metri dai confini del Parco Nazionale. Quando successe il primo fatto, in tanti dissero o scrissero che quella vasca sarebbe stata messa in sicurezza: ecco il risultato, dopo 8 anni! Ora diranno che la colpa è l’esistenza di quella vasca, non di chi doveva metterla in sicurezza DOPO IL PRIMO FATTO; ma quella vasca è da quasi cento anni che esiste lassù, giustamente per abbeverare pecore e cavalli. No, i colpevoli non sono i pastori, i proprietari dei terreni, né tanto meno la vasca o ancora meno gli orsi che avevano sete: sono quelle autorità che dovevano intervenire e non lo hanno fatto! A soli 1.500 metri dai confini dell’area protetta!

Così finiamo questo 2018 con le stesse autorità che dovranno depennare dai loro elenchi di orsi vivi – con tanto di nominativi e sigle abbinate agli orsi -, almeno 5 orsi di cui è nota la morte! E’ questo il tanto decantato successo di cui solo pochi mesi or sono si è letto sulla stampa? Sì, forse siamo proprio alla fine della storia, all’Addio Orso marsicano! Prima di cominciare a pensare (qualcuno lo ha fatto, anche in alto loco del mondo scientifico!) di importare altri orsi dai Balcani, forse è il caso di pensare che sono le autorità ed i tecnici che andrebbero sostituiti.

Murialdo, 16 Novembre 2018

Franco Zunino
Segretario Generale Associazione Italiana Wilderness

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