Lombardia, il TAR sospende solo in parte il calendario venatorio. Rolfi: “Attendiamo le scuse”

Niente caccia per Tortora, Pavoncella e Moretta e anticipo della chiusura per Tordo bottaccio, Tordo sassello, Cesena e Quaglia. Sono queste le conseguenze del ricorso al TAR presentate dalla LAC

Ieri il TAR della Lombardia si è espresso sul ricorso che a fine settembre aveva portato in via cautelare alla sospensione del calendario venatorio regionale. Dei i tanti motivi per cui la LAC aveva impugnato il calendario solo uno è stato accolto dai giudici di Milano, quello inerente al discostamento dal parere ISPRA senza congrue motivazioni (e limitatamente alla specie per cui la LAC aveva specificato il perché ritenesse illegittimo il discostamento).

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Potremmo definirla una sentenza in buona parte favorevole che comunque impone ai cacciatori lombardi delle nuove limitazioni, come la chiusura della caccia al 20 gennaio (anziché al 31 gennaio) per Tordo bottaccio, Tordo Sassello e Cesena e il divieto di prelievo per Tortora, Pavoncella e Moretta.

Di certo è una sentenza che non cancella le colpe degli uffici regionali, anzi, probabilmente le accentua, nonostante l’Assessore Rolfi ieri l’abbia sbandierata come un simbolo di vittoria, arrivando addirittura a pretendere le scuse da parte di chi nelle scorse settimane lo ho accusato di aver causato lo stop alla caccia in Lombardia.

La sentenza in dettaglio

Per tre dei quattro punti principali su cui verteva il ricorso (approvazione del calendario dopo il 15 giungo, complessità del sistema normativo che regola la materia venatoria e calendario definito da una legge regionale) il TAR ha dato ragione all’amministrazione lombarda.

In particolare:

  • Sui tempi di approvazione il Tribunale ha sottolineato che il termine di legge del 15 giugno non è perentorio ma “meramente ordinatorio” e quindi può essere superato;
  • Per quanto riguarda la complessità del sistema normativo, il giudice l’ha definita “priva di pregio” in quanto “nessuna norma impone che il calendario venatorio sia contenuto in un documento unitario“.
  • La questione della legittimità costituzionale del calendario venatorio approvato non con atto amministrativo ma con legge ordinaria (la n. 17/2204) è stata invece ritenuta dal TAR “priva del fondamentale requisito della rilevanza”. In sostanza la questione è irrilevante perché il ricorso verteva su un preciso decreto su cui il TAR è riuscito a esprimersi senza dover valutare la legittimità della legge 17/2004. Comunque, il giudice ha voluto richiamare una sentenza del 2014 in cui era stato trattato lo stesso tema e in cui si evidenziava che la legge regionale n. 17/2004 “non contempla il calendario annuale dell’esercizio venatorio, bensì detta regole sulla stagione venatoriache possono poi essere integrate dalle amministrazioni provinciali ed è quindi legittima.

Differente, invece, la decisione sul discostamento dal parere ISPRA: secondo il TAR, per Tortora, Pavoncella, Moretta, Allodola, Tordo bottaccio, Tordo Sassello, Cesena e Quaglia “l’Amministrazione regionale si è discostata senza offrire una congrua motivazione, da reputarsi nel caso di specie come motivazione “rafforzata”, trattandosi di uno scostamento da un parere reso da un ente di rilievo nazionale preposto alla tutela del bene “Ambiente”. Per questo la regione sarà obbligata a uniformarsi al parere ISPRA disponendo il divieto di caccia per Tortora, Pavoncella e Moretta, il posticipo dell’apertura per l’allodola al 1 ottobre, la chiusura al 20 gennaio per i Turdidi e al 31 ottobre per la Quaglia.

Rolfi: “Attendiamo le scuse”

“La sentenza del Tar depositata questa mattina certifica come sotto il profilo tecnico e amministrativo la Regione Lombardia abbia agito in maniera corretta, rispettando procedure e tempi previsti. Tutti coloro che ci accusavano di essere i colpevoli dello stop alla caccia a causa del mancato deposito del calendario entro il 15 giugno sono stati smentiti nero su bianco dal tribunale. Attendiamo le scuse, come giusto che sia”.

Così si è espresso ieri nelle dichiarazioni post sentenza l’assessore Fabio Rolfi, dopo le pesanti critiche ricevute nelle scorse settimane da tutto il mondo venatorio lombardo.

“Rimane il rammarico per una sospensione dell’attività venatoria – continua Rolfi – limitata grazie al calendario ponte varato dalla giunta regionale che ha riaperto la caccia per tutti dal 2 ottobre anziché dal 7, che alla luce della sentenza, la quale respinge gran parte delle rimostranze della Lac, appare eccessiva e fuori luogo e poteva essere limitata solo alle parti contestate”.

Dichiarazioni di vittoria fuori luogo

Dichiarazioni di vittoria, quelle dell’Assessore Rolfi, che a molti sono parse fuori luogo sia per le limitazioni alla caccia che sono state comunque imposte dal TAR, sia per la mancanza di lungimiranza che hanno comunque dimostrato gli uffici della Direzione Generale Agricoltura.

A guidare le critiche contro Rolfi c’è nuovamente il Consigliere Regionale di Fratelli d’Italia Barbara Mazzali, che già aveva chiesto le sue dimissioni: “Incredibilmente oggi assistiamo alla richiesta di scuse da parte dell’Assessore Rolfi – ha dichiarato la Mazzali. Probabilmente l’Assessore ha preso un abbaglio perché seppur il TAR non ha censurato nella totalità il calendario adottato due giorni prima dell’apertura questa modalità operativa, o chiamiamola strategia, ha sacrificato gli interessi legittimi di tutti i Cacciatori lombardi che hanno perso importanti giornate di attività e oggi si trovano con grosse limitazioni e/o esclusioni di prelievo per le specie di particolare interesse venatorio nella nostra Regione. E questo semplicemente perché la sua struttura amministrativa non ha adeguatamente motivato il discostamento dai pareri Ispra! Le scuse politiche dovrebbero avere una sola direzione ovvero da Palazzo Lombardia ad ogni singolo Cacciatore“.    

Dello stesso avviso è anche l’europarlamentare Pietro Fiocchi, secondo cui è assurdo ed incredibile il fatto che anziché fare ammenda ed accollarsi le proprie responsabilità l’Assessore Fabio Rolfi chieda le scuse. Sono state perse dieci giornate di caccia con evidenti responsabilità dell’Assessorato e dell’Assessore – spiega Fiocchi.  Se il Calendario fosse stato presentato nei termini previsti, cioè entro il 15 Giugno, non si sarebbe registrata alcuna sospensione dell’attività venatoria ed eventuali ricorsi nei termini dei 60 gg avrebbero consentito gli eventuali interventi correttivi da parte dell’Assessorato e scongiurato la sospensiva”.

Allo stesso modo la pensa anche Lorenzo Bertacchi, presidente di Federcaccia Lombardia, che in un video pubblicato sui canali social dell’associazione ha ribadito come gli unici a poter pretendere delle scuse sono i cacciatori lombardi penalizzati dal cattivo operato degli uffici regionali.

Restano tutte le colpe della Regione

In somma, nonostante la sentenza in parte positiva, restano tutte le colpe degli uffici regionali. Infatti, nonostante il caos normativo sia legittimo di certo non agevola i cacciatori lombardi costretti a districarsi tra decine di norme; Nonostante il calendario approvato con legge ordinaria sia legittimo, sembra ormai essere superato non proteggendo più le normative regionali che regolano l’attività venatoria da eventuali ricorsi al TAR e non facendo altro che aggiungere altro caos normativo; Nonostante il termine del 15 giugno non sia perentorio, se il calendario fosse stato approvato entro quella data, il ricorso si sarebbe discusso prima dell’inizio della stagione e non ci sarebbe stata la sospensione della caccia.

Se a questo aggiungiamo che il discostamento dal parere ISPRA non è stato adeguatamente motivato e che i cacciatori lombardi sono in attesa del Piano Faunistico Venatorio Regionale ormai da decenni, sì, possiamo proprio dire che le colpe degli uffici regionali restano tutte.

Staremo a vedere se questa sentenza basterà all’assessore Rolfi per mantenere le deleghe alla caccia e ai dirigenti della DG Agricoltura per conservare i loro posti a sedere oppure se Fontana troverà finalmente il coraggio e darà seguito alle richieste del mondo venatorio lombardo rimuovendoli tutti dai loro incarichi.

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5ommenti

  1. Sui calendari venatori, sui ricorsi degli animalisti, su i provvedimenti dei vari tribunale del TAR, mi sono già espresso in altre occasioni. Adesso, voglio soltanto ribadire un concetto che sarebbe questo: I calendari venatori, escono generalmente in agosto (almeno così è nelle Marche), gli ATC bisogna pagarli entro il 30 di giugno (a scatola chiusa), altrimenti, se si aspetta che escano i calendari, giusto per vedere che …….film proiettano (sempre secondo la regione Marche), bisogna pagarlo con il 30% in più (€ 75,00 + 22,50 = € 97,50), ed allora, senza farci prendere per il…….. fondelli, dovrebbe funzionare così; quando esce il calendario, QUELLO DOVREBBE ESSERE VANGELO, nessuno può contestarlo o modificarlo. Io cacciatore, se lo trovo congruo, pago l’ ATC (senza sovrapprezzo, e RINNOVO LA LICENZA PER CACCIARE (se posso e se ne ho voglia), FINO ALL’ULTIMO GIORNO STABILITO. Amen. Alberto.

  2. Gli animalai hanno ottenuto come sempre quello che volevano dalla nostra un’altro pezzetto di caccia in meno la regione non fa certo gli interessi dei cacciatori ,chi dovrebbe farlo ( le associazioni) si svegliano sempre a cose fatte così non va bene il cacciatore esige rispetto ,in tutto il mondo la caccia è una risorsa dove i cacciatori sono chiamati hai tavoli dove si discute di natura e ambiente in Italia il cacciatore è additato come se fosse la causa di tutti Mali noi chiediamo solo rispetto buona vita a tutti

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